OCDS Congresso Internazionale - Messico 2000
Friday, August 12, 2005
 
 
  OCDS Congresso Internazionale - San Juan de los Lagos, Jalisco, Messico - 1-7 Settembre 2000
 
  CRONACA
Come proseguimento del Primo Congresso Internazionale dell’Ordine Secolare del Carmelo Teresiano, tenuto a Roma nel 1996, si è proceduto a preparare con entusiasmo un secondo Congresso, questa volta con sede a San Juan de los Lagos, in Messico.

31 agosto

Arrivo all’aeroporto di Guadalajara: accoglienza nell’Hotel “Casa Grande” dalle ore 8 alle 15.
- Consegna dei materiali
- Trasporto alla Casa Pastorale
- Distribuzione delle camere e consegna delle chiavi
- Sistemazione nelle camere
- Indicazioni generali
19,30 : cena.
Benvenuto
Dopo la minuziosa preparazione del Congresso, i coordinatori generali dell’Ordine Secolari sono arrivati a Guadalajara da Roma. Si sono preparati ad accogliere i membri del Carmelo Secolare proveniente da 33 paesi del mondo e 42 circoscrizioni dell’Ordine.

L’accoglienza e l’iscrizioni hanno avuto luogo nell’hotel “Casa Grande”, situato nell’aeroporto di Guadalajara. Una volta iscritti i partecipanti, ci siamo spostati con autobus speciali alla Casa di Pastorale Diocesana “Giovanni Paolo II”, ubicata ad appena 4 km. da San Juan de los Lagos. Questa è una città dove si trova un santuario mariano messicano secondo per importanza solo a quello di Nostra Signora di Guadalupe.

Appena arrivati al Centro Pastorale, noi Carmelitani Secolari siamo stati ricevuti e sistemati nella Casa dai membri del Consiglio Nazionale messicano dell’Ordine Secolare e collaboratori del medesimo Ordine.

Nello stesso giorno, una volta sistemati, siamo andati a condividere la cena di benvenuto, inizio della esperienza di vita comune durata per tutto il Congresso. Come la melodia di una sinfonia, si poteva cogliere la voce di svariati strumenti nella diversità delle lingue, riunite nel concerto ecclesiale carmelitano dallo stesso Direttore, lo Spirito Santo. Il clima della cena era gioioso: per alcuni di una gioia risvegliata dal fatto di incontrare di nuovo dei fratelli; per altri una gioia dovuta all’incanto che accompagna la scoperta di nuovi volti, vite ed esperienze. Alcuni volti provenienti da paesi lontani, quasi sconosciuti, altri provenienti da paesi vicini e dalla stessa nazione. L’ambiente rifletteva lo spirito della Chiesa, la sua unità nella diversità di lingua, razze e nazioni. Una meravigliosa diversità di persone unite dal medesimo cognome, Ordine Secolare del Carmelo Teresiano, sotto la protezione di un’unica Madre, Nostra Signore del Carmelo, con lo stesso carisma e missione di lavoro nella Vigna, tutti uniti nell’amore di uno stesso Signore e Fratello: Gesù Cristo.

1 settembre

INAUGURAZIONE DEL CONGRESSO

Il giorno seguente, 1 settembre del 200, anni Giubilare, al motto “Uno solo Ordine con lo stesso Carisma”, ci siamo riuniti alle nove della mattina nella sala udienze della casa Pastorale per l’inaugurazione. Dal tavolo della Dirigenza, il padre Flavio Caloi OCD, Vicario Generale dell’Ordine del Carmelo Teresiano, con il Delegato Generale dell’Ordine Secolare e Coordinatore di questo Congresso, P. Aloysius Deeney, diede inizio al II Congresso Internazionale OCDS di San Juan de los Lagos, in assenza del padre Camilo Maccise. Poi il padre Nicolas Garcia Rodriguez OCD, Provinciale della Provincia di Sant’Alberto del Messico, delegato dal padre Generale, ancora assente, ha dato lettura della lettera di benvenuto del padre Generale diretta a tutti noi partecipanti al Congresso. Oltre alla lettera, padre Nicolas ha esposto all’uditorio, ansioso di ascoltare le parole sempre stimolanti del padre Generale, anche la conferenza da lui preparata per questa occasione: “La contribuzione dell’Ordine Secolare alla Chiesa, corresponsabilità e collaborazione.”

Le parole del Documento , la visione ampia e trascendente del nostro leader, oltre alla sua fiducia nel nostro rinnovato sforzo, hanno riacceso in noi il desiderio di continuare a navigare nella stesa barca, con speranza creativa e responsabile, in collaborazione con gli altri stili di vita del Carmelo Teresiano, nell’agitato mare del mondo. Abbiamo colto chiaramente la nostra missione, alla luce della esposizione dei documenti del Concilio Vaticano II, e specialmente della Christifidelis Laici. I nostri animi si sono accesi per iniziare i lavori orientati alla attualizzazione della Regola di Vita e degli Statuti dell’OCDS, con fedeltà al carisma e creatività davanti alle sfide e alle esigenze del nostro tempo; tempo di transizione, e di cambi accelerati in tutto il mondo. Ci è stata anche segnalata l’importanza di una fedeltà creativa con una nuova visione di Chiesa, che ci permetta di collaborare come laici con i sacerdoti, concretizzando progetti per l’attualizzazione del carisma.

In sintesi, per raggiungere la trasformazione che il mondo richiede al Carmelo Teresiano, il padre Generale ci ha ricordato la necessità di essere laici ben formati, capaci di essere veramente cristiani, dotati di discernimento, di determinazione per portare a termine le opere intraprese, di visione per progettare il carisma in tutti gli ambiti della Chiesa e del mondo, in risposta ad una chiamata universale di Cristo alla santità.

Precisando ulteriormente quali siano i compiti specifici del Carmelitano Secolare secondo le sue attitudini, capacità e opere, frutti di una solida formazione, il padre Camilo ha insistito ugualmente sulla importanza di impegnarsi responsabilmente nella propria formazione di Carmelitani, sotto il carisma dell’Ordine, dono dello Spirito per la Chiesa. Ci ha anche indicato come tale carisma si cristallizzi nel seguire le norme e le Costituzioni dell’Ordine.

Queste ultime sono i modelli per vivere l’essenziale del nostro carisma, plasmato secondo le seguenti linee.

Configurazione a Cristo.
1. Unione con Dio nell’apostolato e nell’orazione.
2. Vivere in crescente amicizia con Dio, aiutati dalla Parola e dalla orazione personale e liturgica.
3. Permeare di zelo apostolico e di carità.
4. Incarnare il carisma in prospettiva teologale.

Infine ha detto come tali elementi siano possibili grazie ad una formazione integrale che consenta al Carmelitano di essere apostolo nella Chiesa, di rispondere alle sfide del mondo trasformandolo e impregnandolo dei valori cristiani illuminati dalla dottrina teresiana e sanjuanista.

Dopo una breve pausa, ci siamo divisi in 8 gruppi per rispondere alle questioni sollevate da padre Camilo. Ogni gruppo ha nominato una coordinatrice e una segretaria: la prima per coordinare la partecipazione e un certo ordine, la seconda per appuntare gli apporti di ogni partecipante, per poter fare in seguito una sintesi di tutte le risposte. Ognuna di tali sintesi poi, è stata presentata nell’assemblea plenaria.

Dopo il pranzo, p. Attilio Ghisleri ha presentato in italiano la sua conferenza, intitolata “La formazione per il nuovo millennio”. La sua presentazione è stata interessante, attuale e di somma importanza per noi laici carmelitani di fronte al terzo millennio.

Se la conferenza del mattino di padre Camilo ci ha spronato all’entusiasmo nel rinnovare la nostra Carta, nella nostra responsabilità ed importanza all’interno dell’Ordine, la conferenza del padre Attilio, l’ultima per questo primo settembre, ha aggiunto delle linee concrete per proseguire il cammino, per dare risposte come cristiani e come carmelitani in tutti i campi dell’essere e dell’agire umano.

Dopo la pausa, come di solito, ci siamo riuniti in gruppi per rispondere alle questioni sollevate dal padre Attilio.

Ci siamo poi riuniti per gruppi linguistici per la recita dei vespri e per l’orazione.

Il giorno è terminato con la cena, durante la quale si è accesa la compartecipazione alle esperienze del primo giorno.

2 settembre

Il giorno seguente, il 2 settembre, dopo le Lodi mattutine e una deliziosa colazione, abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare Teresa Ee Chooi. La sua esposizione, intitolata La corresponsabilità del Secolare nell’apostolato della spiritualità, ci ha aperto diverse finestre. Attraverso una di queste aperture, ci ha fatto intravedere in primo luogo il nostro impegno di secolari nella Chiesa; aprendo la seconda ha portato i nostri sguardi su altri due punti: l’apostolato e l’orazione come mezzi per esercitare la nostra missione nel mondo in accordo con la Christifideles Laici e la nostra responsabilità specifica come laici nella evangelizzazione di quei luoghi, culture, società, posti di lavoro dove solo noi possiamo arrivare. Con la terza finestra ha risvegliato la nostra sollecitudine per il mondo intero, per le sue attuali condizioni, per il nostro impegno, ciascuno secondo le proprie possibilità, in tutti i campi dell’apostolato ecclesiale.

Più coscienti del nostro incarico di laici nell’Ordine e nella Chiesa, così come del nostro impegno di autoformazione come Carmelitani per essere testimoni fedeli di Cristo con il carisma del Carmelo Teresiano, siamo passati alla formazione dei gruppi, al fine di analizzare le nostre realtà ed elaborare proposte.

Il tema seguente è stato presentato da Marie Claire Icery, con il titolo Il secolare e le Missioni dell’Ordine. Marie Claire ci ha presentato il panorama dell’Ordine nella sua dimensione missionaria sotto due aspetti: il lavoro attuale dei Carmelitani nelle diverse terre di missione e le pressanti necessità della evangelizzazione “Ad Gentes”.

Come da programma, abbiamo discusso in gruppi sul tema, abbiamo risposto alle domande e suggerito proposte.

Su questo tema sono emersi i seguenti punti: lo svariato terreno missionario del Carmelo Teresiano e il vasto spazio da coprire in questa Vigna, dove abbondano le necessità di uomini e donne di fronte ai quali il Carmelitano Secolare è chiamato a dare le sue risposte.
Vorrei anche ricordare che il Carmelitano è innanzitutto “cristiano” e in quanto tale forma parte di una comunità: la Chiesa, la quale ci offre dei criteri, ci mette di fronte a dei doveri, ci invita ad estendere l’evangelizzazione a tutti i popoli in tutti i suoi documenti sull’Apostolato laicale.

Infine ci siamo resi conto che è parte essenziale della vocazione del Carmelitano essere missionario non solo in casa propria, bensì anche “Ad Gentes”.

3 settembre : visita alla città di Guadalajara

Domenica 3 settembre è stato un giorno di riposo. Il comitato organizzatore aveva già previsto di portarci a visitare la vicina città di Guadalajara con alcuni autobus. Dopo l’Eucaristia mattutina e la colazione, coloro che lo desideravano hanno potuto visitare la città di Guadalajara e la vicina cittadina di Tlaquepaque, dove hanno trascorso il giorno intero. Altri sono rimasti al Centro Pastorale per proseguire con i lavori. La gita è stata una visita guidata al centro della città, conoscendo diversi edifici e chiese; il pranzo in un ristorante tipico di Tlaquepaque, accompagnato da un gruppo di “Mariachis” (gruppo folklorico della regione), ed è finita alle ore 18, e la giornata si è conclusa con la cena, nella quale ci siamo scambiati fraternamente le impressioni della visita odierna. Durante la cena abbiamo avuto la gioia di avere con noi il padre Generale Camilo Maccise il quale, anche se non si sentiva molto bene di salute, ha voluto essere con noi almeno per 24 ore. La sua breve visita è stata molto arricchente, e la sua presenza, nonostante le difficoltà, è stata motivo di accoglienza affettuosa da parte di ciascuno dei partecipanti.

4 settembre

Lunedì 4 settembre padre Aloysius Deeney, Delegato Generale per l’Ordine Secolare, ci ha offerto un ampio panorama del Carisma dell’Ordine, nella sua conferenza intitolata I Carmelitani Secolari e l’apostolato dell’Ordine. In breve ci ha detto in cosa consiste cercare il volto di Dio nella orazione per trasmetterlo al mondo nel servizio e nell’apostolato. Ci ha guidato ad approfondire il nostro impegno con due domande: “Perché vuoi essere carmelitano?” “Perché Dio vuole che tu sia carmelitano?”

Queste due domande ci hanno aiutato ad analizzare la nostra identità di carmelitani secolari. La maggioranza di noi ha scoperto di non conoscerla, o di non avere le idee chiara questa identità come fondamento della nostra vita all’interno dell’Ordine.

Il p. Deeney ha inoltre ampliato l’importanza del nostro impegno ecclesiale, già richiamato dai precedenti espositori, sottolineando che il nostro carisma risponde alle necessità della Chiesa e alla costruzione dell’umanità. Un carisma che, plasmato dai documenti legislativi dell’Ordine Secolare, lungi dall’essere un passatempo, è invece un impegno serio che richiede per essere portato a termine, laici ben formati e disponibili.

Poi come sempre siamo passati alla fase della discussione e del vaglio delle proposte in gruppi. Nel corso della stessa giornata, il padre Camilo Maccise, Generale dell’Ordine, ha nuovamente presieduto la sessione. Per la durata di un’ora circa, c’è stato uno scambio aperto di domande e risposte fra l’assemblea e il padre Generale. Tale intervento ci ha aiutati a chiarire dei dubbi ed ha contribuito enormemente a tracciare nuove vie per la ristrutturazione e l’animazione dell’Ordine di fronte al Terzo Millennio.

La giornata si è conclusa coni vespri, al termine delle discussioni di gruppo e con la cena.

5 settembre

Il giorno 5 è stato dedicato al lavoro in gruppi, per elaborare le risposte ed affinare le proposte.
Dopo il pranzo si è fatto un giro per la città di San Juan de los Lagos, specialmente il Santuario di Nostra Signora dove abbiamo pregato e cantato la “Salve”. Poi abbiamo visitato la Casa della Cultura e il Palazzo Municipale dove siamo stati ricevuti dagli autorità della città chi ci hanno offerto un gelato saporoso.
La sera dopo cena, abbiamo avuto una gradevole esposizione del padre Giovanni Strina. Egli e la Signora Anna de Barsy ci hanno parlato del padre Giovanni di Gesù-Maria O.C.D. Ci ha raccontato la sua storia, il suo enorme contributo alla musica e all’Ordine, la sua relazione con santa Teresa di Lisieux come maestro e trasmettitore degli insegnamenti di Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce. E’ stato di sommo interesse venire a conoscenza dell’ampiezza dell’opera di p. Giovanni di Gesù-Maria, sconosciuto ai più fra di noi.

6 settembre

L’ultimo giorno ci siamo riuniti in assemblea plenaria, durante la quale ciascuno di noi segretari abbiamo presentato le proposte dei nostri rispettivi gruppi.

Alla fine ciascun gruppo ha nominato un rappresentante per la Commissione Internazionale. Compito della Commissione sarà di studiare, tradurre e collaborare nei lavori che seguiranno questo Congresso, soprattutto nella revisione della Regla di Vita.

La sera abbiamo avuto due ore di musica messicana, eseguita da un gruppo di “mariachis” proveniente dalla vicina città di san Juan de los Lagos. E’ stata la musica conclusiva di quella sinfonia iniziata il giorno del Benvenuto al Congresso. Al termine ci è stata offerta una deliziosa cena di gala messicana.

7 settembre

Dopo la colazione, il giorno 7 c’è stato il commiato del tavolo presidenziale e l’espressione della nostra gratitudine per tutti coloro che con il loro aiuto hanno contribuito al buon esito del Secondo Congresso Internazionale dell’Ordine Secolare del Carmelo Teresiano.
 
  APERTURA DEL CONGRESSO - P. FLAVIO CALOI, OCD
SALUTO DI APERTURA

A nome del padre Generale e di tutto l’Ordine un cordiale saluto e un gioioso: “Benvenuti!”

Il titolo di questo Congresso è stato per me una gradita sorpresa, e mi ha fatto fare una riflessione.

Non c’è un primo, un secondo e un terzo Ordine, bensì una sola FAMIGLIA che ha in comune lo stesso spirito teresiano. Questo Ordine unico consegna alle monache, ai frati e ai laici un dono che è al medesimo tempo comunione con Dio, fraternità e missione. Viviamo tutti dello stesso carisma in contesti vitali differenti, per portare al mondo una spiritualità che continua ad offrire Santi alla Chiesa e al mondo.

Nell’Ordine OCD il Carmelo Secolare è più che un gruppo cristiano o una associazione cattolica o un movimento ecclesiale, o un Istituto aggregato, tutte realtà che possono far riferimento ai vari aspetti del Carmelo Teresiano: il Carmelo Secolare è una delle tre componenti dell’Ordine. Insieme con le Monache e i Frati, l’OCDS costituisce quello che conosciamo come il Carmelo Teresiano. Vada a ciascuno di noi l’augurio – fratelli e sorelle – che questi giorni siano fondamentali per vivere una fedeltà creativa nella scoperta del dono di Dio, per poi poter condividerlo con quanti incontreremo nel nostro cammino. Buon lavoro! Vi auguro gioia e felicità con la Vergine del Carmelo e tutti i nostri santi.
 
  SALUTI INIZIALI - P. ALOYSIUS
Carissimi Fratelli e Sorelle Carmelitani,

Benvenuti a questo secondo Congresso Internazionale dell’Ordine Secolare di Nostro Signora del Monte Carmelo e Santa Teresa di Gesù. E’ stato un grande sforzo organizzare questo evento. Con sincera gratitudine, per parte mia, desidero far presente lo sforzo, il tempo, l’energia che la Segretaria Generale dell’OCDS, Irma Estrada Franco, ha dedicato per organizzare questo Congresso. Desidero anche ringraziare fin dal principio la splendida collaborazione dell’Ordine Secolare Messicano.

Perché siamo qui? Vorrei sottolineare che non siamo qui solo al fine di riunirci per poter conoscere altri membri dell’OCDS. La riunione e la conoscenza reciproca hanno una finalità precisa, quella di riflettere insieme e in maniera responsabile sui progetti di Dio che ci ha attirati al Carmelo, esprimendo il nostro impegno e la nostra risposta a tale finalità nella legislazione che regola la nostra vocazione. Siamo un’unica famiglia con un unico carisma. E ognuno di noi vive questo carisma nel suo luogo proprio e con il suo particolare stile di vita.

Questo è il programma del Congresso: i diversi conferenzieri presenteranno vari temi che toccano la nostra spiritualità e la sua applicazione ai nostri tempi e luoghi. Vi verranno presentate varie domande allo scopo di farvi riflettere e discutere. I differenti gruppi linguistici risponderanno in gruppo a tali domande. Nella preparazione del Congresso, avevo chiesto ai partecipanti di familiarizzarsi soprattutto con due documenti, l’Apostolicam Actuositatem e la Christifideles Laici. Avevo anche invitato, attraverso i Provinciali e i Delegati Provinciali, un questionario tipo affinché fosse discusso nelle comunità e vi si riflettesse anche nei Consigli Nazionali e Provinciali, in modo che i partecipanti al Congresso sapessero il pensiero e le idee di ciascun membro OCDS. Vorrei ringraziare i Consigli Provinciali per il lavoro svolto. E’ stato fatto un lavoro veramente essenziale per coordinare le risposte delle singole comunità con questo questionario.

Tutto il lavoro fatto su tale questionario, e soprattutto le discussioni e le conclusioni a cui perverremo qui, formeranno la base per la revisione della attuale Regola di Vita. Alla fine del Congresso, giovedì mattina, 7 settembre, vi si chiederà di designare un Comitato Internazionale OCDS che faranno concretamente il lavoro di revisione della Regola di Vita. Le basi per tale revisioni saranno le conclusioni del Congresso del 1996, le risposte inviate per la preparazione del Congresso, e le conclusioni di questo Congresso. Una volta designato il Comitato, coordinato al Segretariato Generale OCDS e con gli esperti canonici nominati dal Padre Generale, verrà svolto il lavoro. Quando sarà terminato, il risultato verrà inviato a tutte le Circoscrizioni dell’Ordine Secolare per le eventuali osservazioni e commenti. Ricevute le osservazioni e i commenti, si faranno gli opportuni aggiustamenti, e il Documento verrà presentato alla Santa Sede per l’approvazione.

La struttura di base della nuova Regola di Vita sarà la seguente:

a. Regola di S. Alberto
b. Vocazioni dei laici nella Chiesa e nell’Ordine
c. Il Carisma Teresiano così come è vissuto dai membri dell’OCDS
d. Discernimento e formazione iniziale
e. Apostolato e formazione permanente
f. Governo e struttura
g. Statuti locali
 
  IL CONTRIBUTO DELL’ORDINE SECOLARE ALLA CHIESA CORRESPONSABILITA’ E COLLABORAZIONE - P. Camilo Maccise O.C.D.
Guardando questa assemblea non posso fare a meno di pensare al mistero della Chiesa, Popolo di Dio, pellegrino nel mondo. Di fatti siamo qui laici, religiosi, sacerdoti, donne e uomini di diverse razze, di lingua differente, ed esprimiamo una ricca varietà di culture. Ci unisce la fede comune al Signore Risorto, la cui presenza dobbiamo testimoniare al cuore del mondo. Nello stesso tempo ci unisce il carisma carmelitano-teresiano, dono dello Spirito per il servizio della Chiesa e del mondo. Voi, membri del Carmelo Secolare, fate parte dell’Ordine del Carmelo di Teresa di Gesù e di Giovanni della Croce.

Questo Secondo Congresso Internazionale del Carmelo Secolare vuole essere un passo in avanti nella presa di coscienza della vostra identità laicale e carmelitana. In effetti, come annotava già 13 anni fa’ il documento post sinodale Christifideles Laici, lo Spirito ha suscitato nuove energie di santità e di partecipazione in molti fedeli laici. Si sta aprendo un uovo stile di collaborazione tra sacerdoti, religiosi e laici; fioriscono i gruppi, le associazioni, i movimenti di spiritualità e di impegno laicale. Si ricerca una partecipazione più ampia della donna nella Chiesa e nella società. Si tratta ora di trovare vie concrete per realizzare tutta questa riflessione teorica sulla dignità e la missione del laico .

Il tema che mi è stato chiesto di sviluppare, Il contributo dell’OCDS alla Chiesa: corresponsabilità e collaborazione, ha tre dimensioni, passato, presente e futuro. Queste dimensioni danno luogo alle tre parti nelle quali intendo dividere la mia esposizione.

I. CORREPONSABILITA’ E COLLABORAZIONE DELL’OCDS CON LA CHIESA - NEL PASSATO

Il Carmelo Secolare in passato ha vissuto il suo servizio di collaborazione e di corresponsabilità condizionato dalla situazione del laico nella Chiesa. Questa dipendeva a sua volta da un modello di Chiesa eccessivamente gerarchizzato, nel quale i laici erano membri di seconda classe. Ad essi veniva richiesto un atteggiamento in gran parte ricettivo e passivo nei confronti dell’autorità della Chiesa. Ciò, unito ad una scarsa formazione catechetica, teologica e biblica, faceva dei laici persone incapaci a prestare una collaborazione ampia ed efficace nel campo della evangelizzazione.

All’interno degli Ordini religiosi , i cosiddetti Terz’Ordini, anche se facevano parte dell’Istituto religioso, erano senza una chiara identità laicale. Si chiedeva loro praticamente di essere “religiosi nel mondo”. La corresponsabilità e la collaborazione si riducevano ad ambiti molto secondari, in generale non in relazione con il carisma e la spiritualità dell’Ordine religioso. Piuttosto si orientavano ad aspetti molto secondari e di carattere pratico organizzativo, come attività, servizi, iniziative in relazione alla celebrazione di festività religiose e di devozioni private come quella dello Scapolare.

Come conseguenza della situazione del laico nella Chiesa da una parte, e per mancanza di una forte identità carismatico-spirituale dall’altra, l’OCDS non poteva certamente assumere una corresponsabilità e una collaborazione nei livelli pastorali, nella presa di decisioni, nella promozione della vita cristiana nella Chiesa. Mancava altresì, con alcune eccezioni, una adeguata formazione nel campo della spiritualità del Carmelo. Ciò riduceva le reali possibilità di un contributo peculiare alla Chiesa a partire dal carisma carmelitano. Certamente il fatto di partecipare alle azioni liturgiche, alla recita dell’Ufficio Parvo, al compimento di alcuni esercizi ascetici (astinenza) e alla pratica di alcune devozioni, erano un modo di collaborare alla missione della Chiesa attraverso l’orazione, fonte di tutto il servizio evangelizzatore. Ugualmente anche la testimonianza di vita cristiana era un modo di evangelizzare gli altri.

Se dal piano personale passiamo al piano comunitario del Carmelo Secolare, incontriamo la vacanza di un servizio qualificato nel campo della pastorale. Essa veniva affidata quasi esclusivamente ai sacerdoti e ai religiosi/e, tanto nel campo ecclesiale come nel Carmelo. Il Carmelo Secolare aiutava per ciò che si riferiva a strutture organizzative o materiali. Si era ancora lontani da quello che indicava la Christifideles Laici affermando che le immagini evangeliche del sale, della luce e del lievito che si riferiscono a tutti i discepoli di Cristo, si applicano in maniera più specifica ai fedeli laici, in quanto parlano di un pieno e profondo inserimento nel mondo e nella comunità degli uomini per la diffusione del Vangelo . Anche se in teoria si affermava che non solamente i pastori istituiti da Cristo dovevano e potevano assumere unicamente su di sé tutta la missione salvifica della Chiesa e del mondo, nella vita concreta i carismi e i servizi dei laici non venivano riconosciuti e nemmeno, di conseguenza, la sua collaborazione attiva nel campo della evangelizzazione.

La riscoperta della Chiesa come Popolo di Dio, realizzata dal Vaticano II, ha segnato l’inizio di una nuova epoca per il cristiano laico. E’ stata riconosciuta la sua dignità e la sua missione che affonda le sue radici nella incorporazione a Cristo con il Battesimo, che lo integra nel Popolo di Dio e lo rende partecipe, a suo modo, della “funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo” , per esercitare nella Chiesa e nel mondo la missione di tutto il popolo cristiano per la parte che gli spetta. Il laico viene invitato ad associarsi al lavoro della gerarchia proprio in quanto partecipa alla missione salvifica del mondo.

Nel Vaticano II si comincia a parlare di collaborazione e corresponsabilità dei laici nella Chiesa. Si sottolinea che sono chiamati a “rendere presente ed operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. […] Grava quindi su tutti i laici il glorioso peso di lavorare affinché il piano divino di salvezza raggiunga ogni giorno di più tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi della terra. Sia perciò loro aperta qualunque via affinché, secondo le loro forze e le necessità dei tempi, anch’essi attivamente partecipino all’opera salvifica della Chiesa” .

I pastori della Chiesa sono invitati a promuovere la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa, dando loro libertà ed opportunità di agire, animandoli ad intraprendere delle opere anche di propria iniziativa. I laici da parte loro hanno il dovere di “far conoscere il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa […] In questo modo infatti è fortificato nei laici il senso della loro responsabilità…” .
L’esortazione post-sinodale Christifideles Laici ha messo in rilievo alcuni campi specifici di apostolato nei quali si esercita la corresponsabilità dei laici nella Chiesa-missione: promozione della dignità della persona, difesa della vita e della libertà religiosa, la famiglia come prima spazio di impegno sociale, la testimonianza di una carità manifestata nella solidarietà, mettere la persona umana al centro della vita economico-sociale ed evangelizzare la cultura e le culture . Essa ha anche parlato di forme di partecipazione personale ed aggregata nella vita e nell’apostolato della Chiesa . Il Carmelo Secolare sarebbe una di queste forme associative di partecipazione.

Infine il medesimo documento post-sinodale invita i laici a scoprire la propria vocazione e missione, parlando della necessità di dare loro una formazione integrale in modo che vivano nell’unità la propria vocazione umana e cristiana. Per conseguire questa sintesi vitale, occorre, innanzitutto, una formazione spirituale e dottrinale che li renda atti ad affrontare le sfide del nostro tempo e degli ambienti socio-culturali dalla prospettiva di fede cristiana e a partire dall’annuncio del Vangelo .

Questi cambiamenti e queste nuove esigenze della Chiesa in relazione ai laici, hanno profondamente messo in questione le strutture e i fini degli Ordini Secolari degli Istituti Religiosi. Fermo restando la loro appartenenza giuridica ai rispettivi Ordini Religiosi, sono apparse nuove sfide e ricche prospettive per il presente e per il futuro.


II. CORREPONSABILITA’ E COLLABORAZIONE DELL’OCDS CON LA CHIESA - NEL PRESENTE

Dopo aver collocato come scenario di fondo della nostra riflessione un breve sguardo panoramico al passato lontano e vicino circa la visione e la situazione del laico nella Chiesa, ora possiamo parlare più concretamente del Carmelo Secolare e di quello che si aspetta la Chiesa nel campo della corresponsabilità e della collaborazione nella sua missione di evangelizzazione.

Il Documento post-sinodale sulla Vita Consacrata, parlando della comunione e collaborazione dei laici con gli Istituti Religiosi, menziona esplicitamente i cosiddetti “Terz’Ordini”: “Sulla scia di esperienze storiche come quella dei diversi Ordini secolari o Terz’Ordini, è iniziato un nuovo capitolo, ricco di speranze, nella storia delle relazioni tra le persone consacrate e il laicato” .
Il medesimo documento si incentra soprattutto su tre aspetti nei quali i laici partecipano – nel caso degli Ordini Secolari facendo parte dell’Istituto stesso – alla vita degli Istituti religiosi: carisma, spiritualità e missione. Solo a partire da questi tre aspetti possiamo capire ed orientare la corresponsabilità e collaborazione che si richiede all’Ordine secolare della Chiesa di oggi. Ciò richiede una formazione che abbia come obiettivo fondamentale la riscoperta della propria vocazione laicale dal di dentro del carisma e spiritualità dell’Istituto, in modo da poterla vivere nel compimento di una missione peculiare in corresponsabilità e collaborazione con la Chiesa.

Il carisma è un dono elargito dallo Spirito, gratuitamente e per il servizio della Chiesa. Il carisma di ciascun Ordine o Congregazione di Vita Consacrata si trova espresso nella Regola e nelle Costituzioni. Dal carisma poi emerge uno stile o una forma particolare di vivere la vita cristiana e religiosa, ossia una spiritualità. Essa sottolinea alcuni elementi della vita cristiana e a partire da essi, vive quanto è fondamentale per tutti: la vita in Cristo e secondo lo Spirito, accolta nella fede, espressa nell’amore, vissuta nella speranza. Il carisma e la spiritualità conducono all’impegno apostolico in tutti i campi della evangelizzazione, anche se abilitano ed orientano più specificamente verso uno di essi. E’ come dire che forniscono una specializzazione esperienziale e pratica per offrire un servizio qualificato nella Chiesa.

Credo importante ricordare, a questo proposito, quali sono gli elementi essenziali del carisma e della spiritualità del Carmelo Teresiano. Alla luce delle Costituzioni dei Frati possiamo dire che gli elementi primordiali sono i seguenti :

- vivere in ossequio di Gesù Cristo, sotto la protezione della B. Vergine, nell’imitazione e nell’unione con Lei, la cui vita ci sta dinanzi come modello di configurazione a Cristo;
- cercare “l’arcana comunione con Dio” nel cammino della contemplazione e della attività apostolica, saldate reciprocamente al servizio della Chiesa;
- dare un’importanza peculiare all’orazione la quale, per mezzo dell’ascolto della Parola di Dio e della Liturgia, ci conduce al dialogo amichevole con Dio, non solo nella preghiera, ma anche nella vita; ci proponiamo di nutrire questa vita di orazione con la fede, speranza e soprattutto la divina carità, per vivere alla presenza e nel mistero del Dio vivo;
- animare con l’intenzione apostolica tutta la nostra orazione e la nostra vita, in un clima di fraternità umana e cristiana;
- vivere l’abnegazione evangelica in una prospettiva teologale .

Da questo carisma e spiritualità sorge un tipo di servizio apostolico peculiare, al quale si dovrebbe dare la priorità, tanto nella vita consacrata come nel Carmelo Secolare: l’apostolato o la pastorale della spiritualità. Aperti alle necessità della Chiesa e del mondo di oggi, bisogna dare il primo posto a questo servizio apostolico, anche nel Carmelo Secolare. Questa sarebbe il modo concreto di offrire, in corresponsabilità, una collaborazione più efficace alla Chiesa, a partire dalla nostra identità carmelitano-teresiana.


Affrontare come laici carmelitani le sfide del mondo di oggi

I cambiamenti nel mondo sono veloci e contini. Oggi ci sono in poco tempo mutamenti che prima richiedevano secoli. D’altra parte questi cambiamenti oggi sono universali, a causa della interdipendenza scientifica, politica, economica, culturale e tecnica. Incidono in profondità perché toccano tutto l’essere umano nella sua realtà personale. Alcune persone e gruppi provocano i cambiamenti, altri li subiscono, però nessuno ne resta escluso. Si potrebbe anche parlare più che di cambi, di un cambio d’epoca, caratterizzato dalla modernità e dalla post-modernità, dal soggettivismo e le ideologie della crisi. In particolare ci sono fenomeni come la secolarizzazione, la liberazione, la globalizzazione e la nuova etica.

La secolarizzazione porta con sé una trasformazione del rapporto dell’essere umano con la natura, con gli altri e con Dio. E’ il fenomeno della desacralizzazione per affermare la legittima autonomia della persona, della cultura e della tecnica. Questo da origine ad alcuni squilibri tra l’autonomia dell’essere umano e la perdita del senso della trascendenza che conduce al secolarismo; tra i valori religiosi e i nuovi miti e idoli. Questo fenomeno offre al carmelitano secolare la possibilità di vivere e di testimoniare la presenza di Dio nel cuore del mondo; di aiutare gli altri a scoprire le orme di Dio nelle realtà terrene, come hanno fatto i nostri santi, aprendoli però allo stesso tempo alla trascendenza di un Dio presente anche nel più profondo centro del nostro essere. Egli può realizzare ciò con la testimonianza della sua vita e con un impegno apostolico che può rivestire diverse forme.

Un altro fenomeno che non può essere ignorato è la liberazione. Persone, gruppi, popoli e culture non vogliono essere oggetti in mano di coloro che detengono il potere. Desiderano essere protagonisti in una situazione di uguaglianza, di responsabilità, di partecipazione e comunione. Questo si vive quando sorgono nuove forme di oppressione, di emarginazione e di sfruttamento dei più deboli. La presa di coscienza della dignità della persona umana spinge a ricercare nuove vie per la sua realizzazione, attraverso il riconoscimento dei suoi diritti fondamentali efficacemente riconosciuti, tutelati e promossi. In questo campo bisogna inserire il movimento femminista che tenta di dare alla donna lo spazio che le corrisponde, nella società e nella Chiesa. I membri del Carmelo secolare sono chiamati a promuovere la difesa della dignità umana, proclamata dai nostri santi nel contemplare la vocazione di ogni essere umano ad essere trasformato in Dio. San Giovanni della Croce diceva che “vale più un pensiero dell’uomo che tutto il mondo e pertanto solo Dio ne è degno”. Anche la spiritualità del Carmelo appare come un cammino di liberazione interiore, fonte di ogni autentica liberazione.

Un elemento che caratterizza la situazione attuale è, senza dubbio, la globalizzazione. Il mondo vive attualmente un processo di unificazione a causa della crescente interdipendenza in tutti gli ambiti. La terra è un “villaggio globale”, con vincoli economici, commerciali, politici e militari. I mass media e le comunicazioni hanno avvicinato le persone in un mondo pieno di informazioni, comunicazioni ed incontri. E’ un processo pieno di contraddizioni. Il potere economico si concentra nelle mani di pochi e così la comunicazione e l’informazione. Esiste un controllo totale. Appaiono squilibri profondi tra paesi ricchi e poveri, con il fenomeno crescente di masse di poveri nei paesi ricchi, e di minoranze ricche nei paesi poveri. Nella globalizzazione ci sono diverse dimensioni: tecnologica, economica, politica e culturale. Gli aspetti positivi sono la possibilità di una grande interconnessione mondiale, l’accesso alla informazione e la diminuzione delle distanze che può migliorare la qualità della vita umana. Ci sono indubbiamente aspetti negativi: la ricerca smisurata del guadagno economico che riduce la persona a consumatore, la crescente breccia tra ricchi e poveri, la frattura delle culture e dei modi di vivere che la mondializzazione cerca di uniformare. Davanti a tale sfida, il carmelitano secolare è chiamato a propugnare la globalizzazione della solidarietà come un’esigenza del Vangelo. Il carisma carmelitano-teresiano mette l’accento sulla fraternità: essere “piccolo collegio di Cristo”, come quello degli Apostoli e come la primitiva comunità cristiana, nella quale i credenti “avevano un cuor solo ed un’anima sola… e nessuno tra di loro era bisognoso” (Atti 4, 32.34).

Alla base dei cambiamenti c’è la crisi dell’etica del passato e la ricerca di una nuova etica al margine delle istituzioni religiose, e che relega Dio e la religione nell’ambito del privato. Assistiamo allo sviluppo della bio-etica, con le grandi sfide della ingegneria genetica che minaccia di creare una umanità standardizzata. Con la manipolazione del gene umano, gli scienziati a volte pretendono di “giocare ad essere Dio”. Diventa urgente un’etica fondata sulla dignità della persona umana creata da Dio, l’unico assoluto. Anche qui l’esperienza dei nostri santi del Carmelo traccia vie di impegno nella testimonianza e nel campo delle decisioni.

Senza dubbio non tutto è negativo in questi cambiamenti. Ci sono anche tendenze positive come la coscienza del valore della persona e dei suoi diritti fondamentali, la ricerca di una nuova armonia tra l’essere umano e la natura, la sensibilità di fronte al problema della vita, della giustizia e della pace, la coscienza del valore delle proprie culture, la ricerca di un nuovo ordine economico internazionale, il crescente senso di responsabilità dell’essere umano di fronte al futuro, una maggior sensibilità delle esperienze religiose e mistiche come mezzo per un processo di liberazione e di crescita personale, una nuova situazione della donna nella società. In tutti questi ambiti la spiritualità del Carmelo ha una parola da dire: Teresa di Gesù, Giovanni della Croce, Teresa di Lisieux, Elisabetta della Trinità, Edith Stein, Tito Brandsma e molti altri, illuminano e sostengono con la loro esperienza e con il loro insegnamento questi segni dei tempi.

La Chiesa chiede al Carmelo secolare una collaborazione e una corresponsabilità che la aiuti a “scrutare a fondo i segni dei tempi ed a interpretarli alla luce del Vangelo così che, in modo adatto a ciascuna generazione, essa possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura, e sul loro reciproco rapporto” . Per giungere a ciò, sono necessari itinerari pratici e mezzi concreti che facilitino nell’Ordine secolare la corresponsabilità e la collaborazione con la Chiesa. Questo ci apre alle possibilità del futuro.


III. CORREPONSABILITA’ E COLLABORAZIONE DELL’OCDS CON LA CHIESA - NEL FUTURO

L’invito che la Chiesa rivolge ai religiosi/e di rinnovare con fedeltà creativa il loro carisma, può e deve applicarsi anche all’Ordine Secolare. La fedeltà creativa implica un ritorno alle origini per affrontare in modo dinamico le sfide del momento presente. In questo impegno bisogna tracciare itinerari pratici e segnalare mezzi che aiutino a rendere operativa la fedeltà creativa.

Itinerari pratici

Nello sforzo odierno di rileggere l’identità e la missione del Carmelo secolare, bisogna ricorrere soprattutto a tre vie: quella della spiritualità, quella della formazione, quella della fraternità.

La spiritualità è il primo aspetto che bisogna tener presente nel processo di fedeltà creativa per l’Ordine secolare. Solo una esperienza spirituale può dare autenticità alla ricerca di nuove forme di vita e di presenza. Si tratta di una spiritualità cristiana in generale, e del Carmelo in particolare. La fedeltà creativa ha nella spiritualità un punto di forza. Essa ne è l’elemento unificatore.

Per vivere in fedeltà dinamica il rinnovamento del Carmelo secolare, si richiede anche una formazione iniziale e permanente. La formazione iniziale richiede il dialogo e la collaborazione con le nuove generazioni, a partire dalla realtà nella quale vivono e dalle sfide che devono affrontare. In questo modo si può attualizzare il carisma e la spiritualità del Carmelo Teresiano a partire da una prospettiva laicale, che scopra i dinamismi che vi sono rinchiusi. La formazione permanente ha come finalità quella di rendere capaci di una rilettura del carisma, per renderlo capace di un linguaggio esistenziale, intelligibile ad un mondo diverso da quello di ieri.

Un altro punto importante che va’ sottolineato nel Carmelo secolare è la fraternità. In effetti la dimensione comunitaria della storia di salvezza deve essere messa ben in rilievo da tutti i cristiani. Bisogna dunque aiutare a creare una mentalità comunitaria nelle diverse fraternità, in modi che gli impegni del Carmelo secolare nelle chiese particolari non abbiano solo una dimensione individuale bensì anche una collettiva. Le fraternità dovranno essere capaci di fare un discernimento di fede alla luce dei tempi e dei luoghi, per creare un progetto unitario di servizio nella diversità dei carismi e prospettive personali.

Mezzi per portare avanti tali itinerari

Tra i mezzi che l’esperienza ha mostrato efficaci per la sensibilizzazione e soprattutto per la concretizzazione degli itinerari segnalati, abbiamo in primo luogo le riflessioni comunitarie, provinciali e generali. Queste riflessioni sono il punto di partenza affinché si aprano nuovi orizzonti e affinché le tensioni di questo momento di transizione si mantengano su livelli controllabili.

Un altro grande aiuto in questo processo, è l’organizzazione di corsi di formazione permanente sul carisma e la spiritualità del Carmelo, e sulla nuova situazione del laico nella Chiesa. Ciò aiuta a rinforzare la propria identità di laico carmelitano e facilita la rilettura laicale dal carisma carmelitano-teresiano e la sua inculturazione.

Un mezzo altrettanto efficace sono anche le riunioni periodiche con i responsabili regionali OCDS e con gli assistenti religiosi. In questo foro allargato di responsabili, si può valutare maglio la situazione delle diverse circoscrizioni e si potranno elaborare progetti con la certezza che conteranno dell’appoggio corresponsabile di coloro che animano la vita spirituale e apostolica dei membri del Carmelo secolare.

Infine, Congressi nazionali, regionali ed internazionali, come il presente, sono mezzi validi per la presa di coscienza di cosa si è, e per un rinnovamento in sintonia con le sfide del momento attuale, tempo di transizione e di ricerca di modelli nuovo che ridonino al Carmelo secolare un linguaggio esistenziale intelligibile.


CONCLUSIONE

Al termine di queste riflessioni possiamo concludere che la nuova coscienza ecclesiale e carmelitana sono un momento di grazia per rileggere il contributo che il Carmelo secolare deve dare alla Chiesa e il senso della sua corresponsabilità e collaborazione.

Il Carmelo secolare è chiamato ad offrire, nelle Chiese locali e a livello di Chiesa universale, una collaborazione specifica a somiglianza di quella dei frati e delle monache del Carmelo Teresiano: testimoniare e trasmettere le ricchezze dell’esperienza di Dio e della vita di orazione come apertura alla trascendenza, fonte di speranza e di impegno, terreno di dialogo con le confessioni cristiane e con le grandi religioni. E ciò a tutti i livelli: religiosità popolare, diffusinoe, studi accademici, scuole di orazione, riflessione biblica, predicazione di esercizi, pubblicazioni.

I diversi Istituti sono chiamati a prestare un servizio “specializzato” che fluisce dal proprio carisma e spiritualità. Questo apostolato speciale si è incrementato notevolmente nell’Ordine negli ultimi anni. Abbiamo in questo momento 159 case dedicate, in una forma o nell’altra, a questo servizio caratteristico del nostro carisma nella Chiesa: 68 case di esercizi, 67 case di orazione, 24 Istituti di spiritualità, 47 santuari. La presenza attiva dei membri del Carmelo secolare in queste realtà le arricchirà indubbiamente, e rivelerà anche il volto laico del carisma del Carmelo teresiano. Questo dovrebbe essere il contributo particolare dell’Ordine Secolare del Carmelo alla Chiesa.
Maria, Madre e Sorella, ci ottenga dal Signore le attitudini di discernimento evangelico e di accettazione del rischio della fede e delle vie di Dio all’inizio di questo Terzo Millennio.





PER LA RIFLESSIONE


1. Come si situa il Carmelo secolare nella tua regione in rapporto a questo tipo di collaborazione alla Chiesa?

2. Quali sono le principali difficoltà che si incontrano per far diventare realtà questa nuova figura dei membri dell’OCDS? Come superarle?

3. Cosa si potrebbe fare dal Centro dell’Ordine per favorire questa nuova corresponsabilità e collaborazione dell’Ordine Secolare?
 
  FORMAZIONE e L'OCDS - Attilio Ghisleri, OCD
PRESENTAZIONE DELL'ARGOMENTO

Il cuore della Chiesa è Cristo Signore. Della sua vita terrena si dice negli Atti degli Apostoli con una rapida e magnifica sintesi che " Egli passò sanando e facendo del bene a tutti" (10,38): da 2000 anni questo è il paradigma di vita più perfetto che noi possiamo immaginare e realizzare nella nostra esistenza. Qualsiasi cammino formativo deve condurre a quest’obiettivo.

C'è ancora un'altra espressione evangelica che desideriamo tenere presente nello sviluppo dell'argomento che sto presentando:"Gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di Lui" (Luca 4,16). così ancora continua nel tempo il cammino di coloro che credono in Lui e così si concluderà l'avventura della vita.

La Chiesa è posta nel mondo come luce, lievito e sale evangelico; animata e sostenuta dallo Spirito d'amore di Cristo che preme in ciascuno di noi (2Cor.5,14), Così continua la missione e l'opera di Gesù nel mondo e per ogni creatura. E' lei il grembo fecondo di ogni vocazione, consacrazione, missione.

Lungo la nostra strada lo Spirito del Signore ci cerca, ci trova, ci perdona, ci accoglie, ci consiglia e ci consola, ci trasforma in veri amici e familiari con Dio e tra di noi, comunicandoci anche tutta la vita e la passione vitale di Cristo.

E' impegno di ciascuno, come credente, seguire i passi di Gesù, imitarne la larghezza d'animo e di intelligenza, riviverne la memoria stringente in ogni situazione, cercando con il cuore di andare anche oltre ciò che è terreno e materiale.

S. Agostino ci offre un'immagine suggestiva del viandante che va, canta e cammina (disc.256) :
" Ora il nostro corpo è nella condizione terrestre,
allora sarà nella condizione celeste.
Là risuonerà la festa di Dio; certo risuona anche ora,qui.
Qui però nell'ansia, lassù nella tranquillità.
Qui nella speranza, lassù nella realtà.
Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria.
Cantiamo pure ora, non tanto per godere il riposo
ma per sollevarci dalla fatica.
Cantiamo da viandanti.
Canta, ma cammina; canta e cammina!".

"I laici carmelitani sono membri della Chiesa a pieno titolo: la loro identità è quella di essere persone della Chiesa nel cuore del mondo e persone del mondo nel cuore della Chiesa.
E' il mondo il campo specifico della loro azione, con la testimonianza della vita, l'attività, rendendo presente il progetto di Dio sull’umanità: vivendo come figli di Dio responsabili, approfondendo la fraternità umana, condividendo con il mondo la giustizia e la pace." (P. Camilo Maccise, Il rinnovamento del Carmelo Secolare nel quadro della nuova evangelizzazione, 1996, Congresso Internaz. OCDS, Roma).



SCENARI SOCIO - RELIGIOSI DELLA FORMAZIONE NEL NUOVO MILLENNIO


Non si tratta di fare gli indovini su una realtà, che evolvendosi continuamente, lascia pochi spazi a una previsione esatta e completa del cristianesimo in rapporto ad essa. Non si possono offrire nemmeno soluzioni rapide o improvvisate circa alcuni fenomeni in atto. Occorre dire subito con chiarezza che alcune indicazioni di carattere pedagogico essenziale restano le stesse anche nel nuovo Millennio; uguale è l'approccio ai valori integrali del cristianesimo, mentre gli stili e i mezzi cambiano o devono cambiare.

Tuttavia progettare un'immagine del cristianesimo nella società del 2000 esige preliminarmente che si abbia una conoscenza della complessa rete delle problematiche che la coinvolgono e la sollecitano. Tale conoscenza non deve essere analisi a tavolino, ma deve tentare di creare un discernimento di tutte le possibilità che vengono offerte all'uomo contemporaneo per operare il bene, a partire dalla propria dignità di figlio di Dio, dentro un mondo secolarizzato.

E' anche essenziale tenere viva la consapevolezza di una certa estraneità del cristiano rispetto alla "città terrestre", in quanto tutti "siamo ospiti e pellegrini" e perciò accampati provvisoriamente nella città, con l'imperativo di fare scelte concrete nella linea del vangelo. La realtà della Chiesa a cui tutti appartengono è mistero e sacramento di comunione, perciò ogni spazio verso l'uomo deve restare aperto come un'esigenza primaria.

I cristiani di fronte all'accelerazione delle trasformazioni sociali e tecnologiche non devono chiudere gli occhi, ma cercano di precisare meglio l'essenziale delle proprie responsabilità in ordine soprattutto all'imperativo della carità totale, nella forma del servizio, della condivisione, del volontariato, del sostegno alle iniziative programmate da qualsiasi gruppo o movimento. E' ancora una volta e sempre dal Vangelo e dall'energia misteriosa dello Spirito che si qualifica l'iniziativa cristiana in modo originale.

In questo stato di cose e dal confronto tra la fede e gli stili di vita e culture differenti che deve essere evitato quel massimalismo morale d'altri tempi, quando ogni mutamento sociale era avvertito come pericoloso e quindi veniva negato (Rivoluzione Industriale, nascita dei movimenti Operai, capitalismo, il prestito ad interesse..). La responsabilità del laico carmelitano è quella di operare nella vita secolare questa preziosa mediazione tra l'assoluto del vangelo e il continuo divenire delle realtà della vita concreta.

Il credente nei tempi moderni deve essere formato in modo prioritario all'etica della responsabilità e della corresponsabilità per la realizzazione del bene comune e per partecipare al cammino della Chiesa nella strada dell'evangelizzazione e della promozione umana. Adulto nella fede, adulto nella vita il laico diventa soggetto attivo e insostituibile in questo ruolo. Alcune realtà lo coinvolgono e lo pressano da vicino e tocca a lui rispondere, reagire con l'autonomia della sua intelligenza e della sua professione di fede.

Ci sono attese sociali nel mondo d'oggi, che purtroppo vengono rimandate, creando situazioni paradossali e potenzialmente pericolose: povertà endemiche, negazione dei diritti civili, neocolonialismo economico strisciante, discriminazioni, impedimenti a professare la propria religione, ingiustizie continuate, forti migrazioni, conflitti regionali, rivendicazioni etniche, regimi assolutisti, squilibri perenni tra le stesse popolazioni, oltre quelle ormai antiche tra nord e sud del mondo. Il credente si pone dentro queste realtà malate o incancrenite e grida la sua presenza come agente di cambiamento, nel nome del Signore. Spiritualità e impegno si devono coniugare strettamente, nel senso di una spiritualità incarnata, di una diaconia.

La civiltà dell'immagine ha già prodotto un profondo rinnovamento nel costume di questi anni passati: guardare non è solo acculturarsi, ma percepire, reagire, desiderare, temere, sentire e sentirsi coinvolti rispetto allo scorrimento di ciò che viene presentato.Si può realizzare un vero servizio alla cultura, alla conoscenza, alla consapevolezza, ma si può anche falsificare, inquinare, distorcere la verità dei fatti e la dignità delle persone. Anche il laico carmelitano ha le sue responsabilità nella scelta di mezzi di comunicazione, o nell'aderire a progetti che rispettino l'uomo, la natura, le minoranze. E' la via che cattura più facilmente il consenso e mette in crisi anche nei nostri modi ammuffiti di presentare il cristianesimo ai nostri contemporanei.

La rivoluzione microelettronica operata dall'informatica se da una parte sta livellando le potenzialità organizzative nel mondo del lavoro e del commercio a livello planetario, dall'altra sta umiliando ancora di più le popolazioni povere, tagliate fuori ancora una volta da qualunque forma di partecipazione e quindi di potenziale benessere.

Poniamo l'accento anche sul tema della globalizzazione, un termine oggi molto praticato dalla società del potere economico e che si estende a molti settori della vita. Da una parte tutto il perimetro del mondo sembra accorciato dalla possibilità della comunicazione e dell'intervento operativo diretto, ma dall'altra perpetua gli squilibri esistenti tra ricchi e poveri, perché nasce da quella logica capitalistica che di natura sua è portata a non fare sconti a nessuno, avendo come obiettivo unico la ricerca del profitto. La “new economy” come oggi si chiama non ha come obiettivo finale il bene comune inteso in senso morale, ma in un certo senso incattivisce la competizione in un gioco d'implacabile legge dell'impresa, al cui centro c'è un consumatore da persuadere e da invogliare a consumare. Capitalismo, mercato, impresa e lo stesso individuo in una società liberaldemocratica sono un crogiolo onnivoro di ogni possibile interesse materiale.Giustamente è stato osservato che occorre tenere d'occhio gli effetti della globalizzazione, perché non si aggiungano altri mali alla società debole e non si generino nuovi bisogni e consumi effimeri o senza valore. Essi inducono di fatto mentalità e comportamenti consumistici, cambiano il modo di guardare la vita, di valutarla e di assumere poteri e servizi. La globalizzazione intesa come intervento rapido a servizio del mondo dei poveri e dei diseredati può invece essere uno strumento validissimo della carità evangelica.

Una difficoltà nota per chi vive oggi è quella di ricomporre nella sua mente la pluralità degli stimoli culturali, sociali e materiali che riceve. Di ridurre ad unità vitale la complessità del mondo in modo da individuare una via praticabile per la sua condizione o personale, o familiare, o professionale, o relazionale. Non c'è più niente di tradizionale in questo scenario mutevole che possa aiutare l'individuo, perché anche i valori più irrinunciabili vanno raccontati e presentati in altro modo, a partire da altre priorità esplicative o argomentative. Da qui nasce secondo i sociologi il senso di disagio, incertezza, ansietà e precarietà della società contemporanea, che tuttavia può trovare le sue risorse migliori nell'io profondo su cui si innesta la fede cristiana.

La sicurezza fisica o economica da sole non bastano a garantire la dignità integrale della persona; sono certo un punto di partenza qualificato, ma da sole non fanno sorgere la domanda di religiosità, che invece ha alla sua radice l'incontro con Cristo Redentore dell'uomo. E' questa evidenza del Bene che può ancora oggi come sempre attrarre la persona, se appena è sincera nell'ascoltare il proprio animo nelle sue esigenze sostanziali.

Il vivere alla giornata, il preferire la sperimentazione continua anziché la decisione stabile, lo stesso pensiero debole in auge nell'Occidente ( in netta antitesi al pensiero forte che ha guidato gli ultimi secoli anche in seno alla Chiesa), la voluta dimenticanza del passato come terreno di riferimento sono le altre condizioni ambientali in cui si cala oggi l'impegno del cristiano che vive e condivide la fatica gestativa di questa società attuale, assumendo di volta in volta atteggiamenti di distacco critico, di vigilanza, di riserva., o di intervento motivato.Essendo la Chiesa posta nel mondo come luce, lievito e sale, continua la missione e l'opera di Gesù nel mondo e per ogni creatura umana.

LE ESIGENZE DELLA FORMAZIONE

La vita è mistero e storia che cammina: non ci basterà un'esistenza anche lunga per capirla fino in fondo e interpretarla al meglio delle nostre condizioni. La formazione ci aiuta in questa avventura

E' requisito fondamentale scoprire il proprio ruolo, o vocazione, per scegliere il modo di stare nella vita, per non lasciarsi vivere stancamente, o a rimorchio di ciò che gli altri ci impongono più o meno velatamente.

I doni, le capacità, el qualità e i carismi che ci sono stati donati, vanno assunti, esplorati e potenziati e sempre messi nel circolo della vita: sono essi che determinano la nostra personalità. Di grande aiuto in questo campo sono le scienze umane e psicologiche.

C'è un'evoluzione continuata sia nel microcosmo della persona ( età, condizioni ambientali, imprevisti, incontri determinanti, acquisti culturali, aspetti del vivere favorevoli o sfavorevoli, occasioni uniche), che nel macrocosmo della storia in cui viviamo ( condizioni politiche, geografiche, ideologie, lotte, discriminazioni, scolarizzazione, economia, alleanze politiche nazionali e internazionali, schieramenti politici...). Per tutti questi motivi singolarmente presi o interrelati tra loro, non si può soltanto subire, o accettare tutto passivamente, perché la posta in gioco è la salvaguardia della dignità della persona. La formazione cristiana ha un compito delicato e prezioso.

La fatica dell'inculturazione della fede nelle condizioni dei tempi e dei luoghi: non tutto è pacifico e facilmente risolvibile; prevalgono sicuramente pressioni e richieste di tipo materiale; a volte si tratta di essere minoranza nella testimonianza della propria fede in un contesto di religiosità, o di differente religiosità o di aperta ostilità; spesso anche gli interessi economici cercano di sposare quelli religiosi, con un mortificante e scandaloso esito pratico, per cui alcuni cristiani, o la Gerarchia si schiera con i potenti.
Ci sono condizioni drammatiche di vita in certi paesi che richiedono ai cristiani una libera e chiara scelta di campo, un'opzione stabile e combattiva per cambiare la situazione di fatto.
La stessa debolezza delle persone che credono a volte genera paura, distanza dai problemi, poca sensibilità, fuga in un annuncio disincarnato del messaggio della salvezza.

Non sono sempre evidenti le piste di fuga e/o le ricette per risolvere alcune problematiche molto complesse: ci si sente molto impotenti e a volte occorre affidarsi a tempi lunghi, ad analisi più appropriate, verificandone anche il risultati parziali: la formazione è come un punto fisso da cui partire e a cui riferirsi nella varietà dei mezzi provvisori da utilizzare.

Persiste purtroppo ancora nella Chiesa un clericalismo duro a morire nei fatti più che nella dottrina del magistero ufficiale; una dominanza della gerarchia sia nella valutazione dei problemi che nella loro gestione. Il laicato cattolico, così come il mondo femminile dentro e fuori la vita religiosa, vive ancora oggi in una posizione ancillare di subordinazione, di reverenza, nonostante l'accresciuta preparazione culturale e la formazione spirituale ricevuta e assorbita. Ciò è particolarmente vero nel crepuscolare mondo occidentale, dove è solo l'evidenza di una penuria di preti o di chierici a determinare una maggiore apertura di corresponsabilità verso i laici.

Nella fase attuale inoltre i gruppi e i movimenti continuano ad operare con una forte spinta di proselitismo, un'ermetica chiusura al loro interno, un senso di superiorità rispetto alle altre forme di laicato cosiddetto "generico", (nel senso di una non voluta aggregazione ad essi), con una noncuranza alla collaborazione, con una gelosia per la quale ostentano i numeri come prova della loro forza o internazionalità. Spesso per poter emergere chiedono l'elemosina di una protezione o di un attestato di stima pubblica a Vescovi e Cardinali. Indubbiamente il laico credente, come quello carmelitano, può provare un senso di disagio, di minorità o di emarginazione di fronte a tanta ostentazione di masse ben organizzate e spesso anche ben nutrite economicamente. Il Carmelo normalmente nella testimonianza teresiana non ama il chiasso e la pubblicità : è solo la santità dei suoi membri che genera stupore, ammirazione e sequela addirittura a livello planetario.(le due Terese, Edith Stein, Elisabetta della Trinità...).

Lo stesso problema di coniugare la fede e la vita, la ragione e il mistero rimane croce dialettica, che pone il credente in un continuo bisogno di conversione-mutamento interiore, di rilucidare gli obiettivi della sua vita, di verificare i mezzi per arrivare ad un possibile equilibrio, seppure tra tante instabilità. E' questa anche la soglia d'apertura di ogni cammino spirituale, orientato alla perfezione della carità.

C'è infine oggi un bisogno sempre più avvertito anche attraverso i mezzi di comunicazione, quello di ricevere e accettare la ricchezza dei cammini formativi degli altri, delle altre culture; il bisogno di dialogare, di imparare meglio a conoscersi dal confronto aperto e cordiale con gli altri, di aprirsi alle suggestioni di tutto quanto il bene opera nel mondo. E' un immenso patrimonio spirituale, umano e civico che ci viene incontro e chiede spazi di attenzione: oggi davvero possiano dire che non ci sono più barriere per accorgerci che non siamo i soli portatori di valori non materiali e questo ci consente di aggiornare in meglio o in autenticità i nostri itinerari di vita.

TAPPE FORMATIVE PER I LAICI CARMELITANI

I° FORMAZIONE DI BASE

La conoscenza dei valori fondamentali del Cristianesimo, quelli che segnano l'appartenenza, secondo una linea di fedeltà a Cristo e al suo Vangelo di salvezza, così come ci è stata trasmessa dagli Apostoli e così come viene custodita con gelosia nella sua integrità e così come viene fatta evolvere dalle riflessioni teologiche e bibliche.
Non si tratta almeno per tutti i membri dell'O.S. di possedere necessariamente una conoscenza teologica completa e su ogni argomento, ma di una adesione personale a tutto quello che la Chiesa insegna e che l'Ordine rimedita per avere una sensibilità spirituale, una certezza del cammino, una compagnia nel cammino di fede. La meta è l'adultezza e la stabilità della propria fede, praticata e confessata.
Già quello sacramentale è un itinerario formativo: dal Battesimo all'Unzione dei malati c'è tutto il dinamismo del carattere pasquale della vita redenta.
Anche le cadenze dei tempi liturgici sono un possibile stimolo educativo alla fede, se opportunamente vissuti come riflessione e adesione fervorosa ai moneti liturgici.
Numerose sono oggi le possibilità di una istruzione secondo le proprie esigenze, a partire da corsi iaccademici mpegnativi regolari, fino alle "scuole di cristianesimo" che sono molto diffuse tra gruppi e mivimenti e anche nell'ambito parrocchiale. Tale iniziativa da molti anni è in vigore nel Carmelo Secolare italiano. Soprattutto in Occidente ci sono rischi di analfabetismo di ritorno, nel senso che è stata completamente dimenticata la formazione iniziale legata ai sacramenti dell'iniziazione cristiana e questo ha indotto una disaffezione verso i valori importanti e un'incertezza circa i contenuti della propria fede.
Se è vero che il cristianesimo indica soprattutto un'adesione totale al Signore, è altrettanto importante che si evada da un devozionalismo troppe volte sterile, che alla fine può paralizzare ogni impegno, testimonianza, o ridurre la religiosità a fatto privato.
Bisogna anche sottolineare che Dio educa il suo popolo, per cui è un dovere del credente quello di accedere a Lui e lasciarsi educare: si tratta di una maturazione lenta e perseverante, senza esasperazione mentale e senza l'ansia di voler conoscere tutto il dogma. Accade soprattutto per mezzo della grazia divina e dello S. Santo, come guida ad accogliere quanto il Signore vuole dire a ciascuno,o chiedere o donare.
La maturità interiore coincide con un processo di liberazione interna dalle cose, dalle persone: una specie di visuale dall'alto o dal di dentro di tutto quanto scorre nella vita personale, al fine di poterlo gestire senza essere dominati, donare senza mescolare sottofini, usare i beni materiali senza essere usati.
La dignità di essere figli di Dio nel Figlio, seguaci del suo Vangelo ci coinvolge nel piano di Dio su di noi, fa scorrere la Sua storia dentro la nostra e ci rende fratelli nell'asse orizzontale nel segno di una reciprocità molto fruttuosa anche sul piano operativo.
In questa formazione di base anche la coscienza del soggetto diventa trasparente, nel senso di una vita morale che consiste nell'interpretazione della vita alla luce del Vangelo.
La sintesi di questa prima tappa del cammino formativo del laico carmelitano è l' educazione all'Amore:
in essa si esprime la positività e l'attrattiva del messaggio di salvezza
concretizza la vocazione universale alla santità
riunisce tutte le risposte pratiche e ideali dell'impegno del credente
stabilisce il criterio di giudizio di credibilità su quanto operiamno e scandisce anche il giudizio finale.
Anche all'inizio di questo nuovo Millennio è sempre da qui che bisogna partire per qualsiasi riflessione metodologica o di contenuto: iniziare da un Dio Amore, rivelato nel Figlio Gesù Cristo come Misericordia e comunione indefettibile con ciascuno di noi.
Questo Amore donato a tutti, per tutti venuto riempie di sé l'universo e attende di essere svelato da ciascuno di noi, a partire da una confidenziale via di abbandono totale a Lui edentro il contesto delle vicende della vita.
Occorre sempre partire da questo verticale punto divino per capire e per capirci reciprocamente, per valicare i tempi e le stagioni della storia, per dare una dimensione robusta e densa di valore a tutto quanto scivola attraverso l'esperienza del quotidiano.
Nella formazione cristiana non bisogna partire dalla propria debolezza e povertà, dalla peccaminosità e imperfezione dei nostri gesti, ma da questa "bellezza" che ancora e sempre scalda il mondo e lo sospinge con intatta fiducia verso il compimento del suo destino.
Il gioco sottile dell'apprendimento- espressività dell'Amore è quello che pendolarmente oscilla tra l'offerta di Dio e il lento assorbimento personale, la lotta per mantenersi in una prospettiva di fedeltà ad esso e gli inevitabili momenti di rallentameto: pedagogicamente possiamo dire che sono molto utili alcune indicazioni formative:
una volontà decisa di voler progredire, cui segue un impegno personale
un'ascesi nelle sue varie forme
un'assidua vitalità sacramentale
Possiamo anche definirli, questi mezzi, come catalizzatori che uniscono la gratuità dei doni dall'alto e la loro praticabilità nella vita del credente.
Le pagine più intense e ricche di esperienzialità dei nostri Santi sono tutte orientate e centrate in questa direzione e sono davvero uno stimolo potente per tutti i membri del Carmelo a rendere credibile e vero l'Amore ricevuto e ridonato sia a Dio che ai fratelli.
L'Amore stesso contiene in sé una carica formativa eccezionale e nello stesso tempo rappresenta il punto culminante di tutto il processo educativo della persona.

II ° FORMAZIONE CARMELITANA

Ha il compito di stabilire l'appartenenza vocazionale alla nostra Famiglia religiosa nella sostanza del tipico messaggio spirituale e anche nell'aiuto- collaborazione per la vitalità, lo sviluppo e l'espansione di essa in tutto il mondo. Anche se possiamo trovare nel laicato in genere e in molti studiosi un'attenzione elettiva e piena di ammirazione per il Carmelo, la sua tradizione, i suoi Santi, il carmelitano secolare è parte integrante dell'Ordine.
Ne rappresenta a pieno titolo, assieme alle monache di clausura, la ricchezza e la varietà e la diversità dei cammini spirituali nel contesto della vita del mondo.
La stessa radice, gli stessi valori, la stessa Regola scandiscono l'identità del laico chiamato nel Carmelo: la formazione deve aiutare la scoperta di tale identità, la rafforza, la sospinge verso stili laicali di incarnazione. Purtroppo a volte si ha l'impressione che basti una certa carica devozionale, che sia sufficiente uno slancio intimo poco comunicativo, che sia soltanto un pungolo verso qualcosa d'altro (appoggio psicologico, soluzione di problemi, una pace equidistante dalle tensioni della vita).
Bisogna ripartire dal concetto di vocazione al Carmelo, cioè dalla consapevolezza che si tratta di un dono che è stato fatto alla creatura, che tutta la sua vita è nelle "mani di un Altro" e d'ora in avanti è definita dal rapporto con Lui; a Lui si consegna tutto; è come essere esposti al rischio totale di aver puntato su un unico obiettivo. Sotto questo profilo non c'è alcuna differenza tra le varie vocazioni anche al Carmelo; cambiano soltanto le modalità applicative ed espressive.
Per tutti è prezioso e forte il richiamo all'unione con Dio e alla vita di orazione, tipici del nostro carisma, ma per ciascuno deve essere mantenuta chiara la diversità sia nella ricerca, che nello sviluppo, perché è troppo importante la singolarità dei doni che lo S.Santo in assoluta libertà concede a ciascuno. Possiamo riassumere il concetto dicendo che unico è il punto di partenza, unica la meta, diversi e molteplici le strade per arrivarci e per vivere tale vocazione.

La risposta alla chiamata si concretizza con la consegna di sè voluta e meditata al Carmelo: il cammino è fatto di semplicità e umiltà, di compagnia con altri fratelli e sorelle ideali e reali: l'icona è quella della prima comunità radunata nel cenacolo con Maria in attesa dello Spirito Santo. In partica uno deve sentire e manifestare la sua gioia di essere stato chiamato al Carmelo, di poter crescere con una determinata fisionomia assieme agli altri, di potersi confrontare con altri chiamati come lui. Alle volte c'è il rischio di voler creare dei laici specialisti nella dottrina dei nostri Santi: non è queto l'obiettivo primario, perché conta di più "fare esperienza" di ciò che il carmelo porta come dono alla Chiesa. Esperienza personale, con accenti e vibrazioni diverse, con una logica di comunione di gruppo, con uno spirito di solidarietà reciproca e di stimolo nella realizzazione della carità.
L'appartenenza giuridica all'Ordine deve essere vivificata da un contributo originale che l'Ordine stesso si attende dal laicato: parlo delle esperienze diverse nel mondo che inducono a mediazioni continuate con l'impegno cristiano, mi riferisco alle possibilità di entrare senza pregiudizi o etichette in certi settori del vivere civile, alle testimonianze dirette sul campo con uno stile di vita alternativo.E' come una contestazione silenziosa e operosa delle mode comportamentali, quindi una controtestimonianza che si evidenzia da sola, senza enfasi oratoria.
Elenco qui una serie di occasioni formative personali e collettive tradizionali e collaudate dall'esperienza, che possono aiutare la formazione del laico carmelitano, tenendolo lontano comunque da schemi rigidi e da obblighi imposti per legge.
Gli incontri di formazione devono perciò essere frequenti, tenendo conto soltanto dello stato laicale dei membri dell'O.S., impegnati spesso a tempo pieno nell'attività familiare, professionale o materiale: la scelta dei tempi e dei momenti di essa deve poter salvaguardare tutto questo e in nessun modo precludere la partecipazione della maggior parte, altrimenti si rischia solo di parlare a persone pensionate.
La stessa cosa vale per gli Esercizi spirituali annuali: è opportuno che vengano sempre confermati, magari con modalità diverse da un'organizzazione residenziale, o comunque con la possibilità per la maggior parte di potervi partecipare almeno con la lettura delle relazioni o la diffusione con altri mezzi di comunicazione sociale.
La lettura spirituale sulla figura e sulla dottrina dei nostri Santi è pure una forma di comunione con l'Ordine nella sua sostanza: sappiamo come ciascuno ha le sue reazioni, le sue emozioni e quindi lo stesso testo può avere vibrazioni e risultati differenti secondo le sensibilità particolari. E' oppportuno lasciarsi accompagnare da quelle proposte che ci aiutano maggiormente, non è necessario conoscere tutti i testi in modo approfondito: quello che ci viene presentato è come un universo ricco e stimolante, ma poi ognuno deve aderire a ciò che gli è più utile in un determinato momento. Molte sono le strade che portano alla meta: vivere nell'ossequio di Gesù Cristo per amare Dio e servirlo nei fratelli.
Non è la grande ed estesa cultura che favorisce la vita spirituale, ma l'esperienza che ci è consentito di fare: qui non ci sono realtà o valori riservati ai Religiosi o alle Monache, perché tutto è fruibile dai laici, così come il Vangelo non si può in alcun modo privatizzare in favore di qualcuno. E' lo S. Santo che agisce quando e come vuole nell'anima che gli si apre e gli esiti non sono soltanto una perfezione, ma anche un'entrata nella dimensione mistica.
La direzione spirituale è un altro aspetto formativo molto utile: trattandosi di un cammino, è chiaro che bisogna partire da una proposta, cercare di trovare le modalità di intervento, verificarne i risultati e avere anche il coraggio di cambiare se non c'è alcun miglioramento. Mettersi con fiducia nelle mani di un sacerdote possibilmente carmelitano vuol dire trovare anche un senso di sicurezza e di pace, vuol dire dimostrare l'impegno costruttivo della propria volontà in ordine alla risposta vocazionale.
Tale formazione carmelitana porta inevitabilmente a una pratica dell'orazione, secondo il metodo teresiano: liturgia delle ore, preghiera personale o comunitaria, meditazione entrano nella vita del laico Carmelitano come fattore sostanziale. Non è opportuno stabilire orari o tempi per Regola, perché essa diventa sopprattutto abito interiore e quindi può coniugarsi con le più diverse attività: siccome tutto l'accento viene messo sul concetto che orazione vuol rispondere all'amore, allora bisogna lasciare i più ampi spazi alle iniziative personali, non vincolare nessuno.
La vita stessa di preghiera alla fine diventa stimolo educativo fortissimo di ogni singola giornata, perché condiziona le scelte, spinge alla generosità nell'adempimento dei propri doveri, aiuta nelle difficoltà, porta come un segno di benedizione nelle attività materiali, mette in comunicazione con la preghiera universale della Chiesa e dell'Ordine, viene in soccorso delle necessità non solo personali, ma anche comunitarie, apre il cuore agli altri, dona un senso di pace interiore.
Nella vita di preghiera le tre virtù cardinali sono attivate direttamente come esperienza. L'esempio è la piccola Teresa che dal chiostro diventa patrona delle missioni.
In questi ultimi decenni ha preso sempre più piede anche nell'Ordine Secolare la lectio divina: è educazione importante per l'ascolto di Dio, per obbedire poi alla sua voce e volontà, per gustare il messaggio in un confronto diretto con la propria vita, per imparare quel silenzio gravido di Dio, di cui ci hanno parlato i nostri Santi.C'è sempre un arricchimento personale della Parola, che viene evocata=chiamata fuori a mostrarsi nella sua capacità di affascinarci, di attirarci e di spingerci verso il suo compimento. Ci sono molti modi di praticarla ed ogni gruppo è invitato a elaborarla secondo le sue esigenze, ma sempre in modo aperto a tutti.
E' prezioso il contatto diretto con la vita religiosa e claustrale del nostro Ordine: bisogna invitare i giovani a questo contatto, perché vedono tradursi in pratica quell'anelito ad una vita ricca di Dio che per loro è come un miracolo, una curiosità, una sfida. Questi contatti possono avvenire anche come momento conviviale, partecipazione a particolari liturgie e commemorazioni, dialogo. Qui si percepisce la dimensione contemplativa della vita, il suo spendersi evangelico come adultezza della fede.

CARATTERISTICHE DELLA FORMAZIONE LAICALE

La formazione è un accadimento lungo la via, sulla traiettoria della vocazione battesimale e del sacerdozio comune: la stessa fede è pellegrinaggio dentro i misteri di Dio che toccano il mondo e l'uomo, la vita e la morte. Perciò il suo compito è quello di far emergere la verità, cioè quello che Dio è e fa in noi e per noi.
E' un camminare insieme nel grembo della Chiesa, nella scoperta di sé e della realtà degli altri con le loro diversità ed esperienze, senza subire, senza quell'omogenietà da collegio, o da asilo o da carcere o da caserma.

Deve essere aperta al senso di gratitudine e di gratuità: equivale a osservare la vita e se stessi come un dono di salvezza continuata e piena di regali che vengono dall'alto. Ringraziare Dio perché tutto abbiamo ricevuto e il nostro compito è quello di saggi amministratori che devono poi rendere conto. In questa strategia spirituale di estrema semplicità il dono ricevuto tende a diventare dono donato: la vita autodonandosi agli altri si ricarica continuamente, si arricchisce sempre di più. L'esperienza dei nostri Santi e Beati ha come fulcro questo rendere grazie a Dio per la sua infinita misericordia e abbondanza di doni: cantare le misericordie di Dio, celebrarle nel proprio vissuto come fatto quotidiano. Qui si aprono spazi per l'assunzione di responsabilità politiche o sociali, per sostegno ad interventi umanitari, per supporto alla difesa della famiglia e dei suoi valori intrinseci e per qualunque forma di volontariato.

Deve suscitare il senso di responsabilità nella libertà: è l'evangelico porre mano all'aratro, prendendo decisioni, camminando in avanti senza voltarsi; non abdicare mai alla propria personalità, anche quando deve purificarsi o operare alcune rinunce: E' la cosiddetta fatica di vivere, nella quale liberamante e responsabilmente ciascuno si gioca ed esprime un suo stile di vita. Il laico deve agire da laico, esigendo rispetto per tale ruolo vocazionale ed evitando di assumerne di non compatibili con il suo status. Il primo ambito di questa laicità sarà quello di vivere intensamente la sua realtà personale, familiare, sociale e professionale, senza seguire la moda comune. Solo così la vita stessa diventa segno sacramentale della presenza del Signore. Il virus dell'individualismo viene battuto dalla collaborazione con gli altri per il miglioramento della qualità della vita.

L'apertura verso nuovi orizzonti storico-spirituali: l'icona è il cammino verso Emmaus.
Le finestre della mente e dell'animo devono restare aperte, perché gli scenari storici o spirituali sono continuamente in evoluzione. Ciò significa non rimpiangere mai il passato, ma sapere che Dio resta immutabile ed abitando tra noi non può immetterci in una condizione peggiore. Nel concetto di formazione c'è già il germe del rinnovamento, perché è un continuo leggere e interpretare l'esistenza alla luce di Dio, sempre nuova e indefettibile.
Emerge qui tutta la valenza spirituale della formazione: è come un seminare continuo, anche se i frutti non si vedono subito e i fallimenti sempre a portata di mano. Anzi ogni unsuccesso può spingerci di più verso altre strade, o a prestare maggiore attenzione alla forza dello Spirito.L'apertura della scena può essere già a partire da ciò che accade nella Parrocchia: la disponibilità ad assumere forme ministeriali di carità, di collaborazione con l'attività pastorale, di partecipazione diretta alle problematiche della vita di comunità.

Non sono i principi educativi a salvare l'uomo, anche se quelli sbagliati possono distruggerlo. Qui non si tratta di trovare le tecniche del successo, ma di aiutare ciascuno a trovare una propria dignità integrale e linea di orientamento dentro la fede comune ricevuta e professata. I 4 Vangeli ad esempio sono un modello dei cammini possibili nel seguire Cristo:
Mt. : è il vangelo del catechista
Mc : è il vangelo del catecumeno
Luca: è il vangelo dell'evangelizzatore
Giov.: è il vangelo del presbitero o del cristiano maturo.
Ognuno di essi offre le ragioni della speranza cristiana nel mondo secolarizzato e apatico.

Formare, o dare forma alla vita significa in definitiva obbedire a Dio, alla sua Parola vivente, alla Chiesa Madre, all'Ordine cui si appartiene a pieno titolo: questo per crescere, perché il Dio affidabile rende affidabile la nostra vita di ogni giorno. Questo è il "fiat" della Vergine Maria, che precede e accompagna tutti i nostri cammini. Qui si può accennare sinteticamente alle sfide in atto per uesto nuovo Millennio, che sono già state preparate negli anni scorsi: l'Evangelizzazione del mondo e della società, la pratica della carità operosa, il supporto ai problemi della giustizia e della pace nel mondo, l'attenzione agli ultimi e infine la promozione della dignità del ruolo del laici nella Chiesa.

In modo riassuntivo possiamo affermare che oggi come ieri essere cristiani vuol dire essere cittadini del tempo intermedio (tra la prima e la seconda venuta di Cristo), sorretti da doni e valori naturali e soprannaturali, guidati dalle Scritture, dispensatori di fraternità, dentro un dinamismo interiore affascinante e continuo che ci porta a contatto con Dio da amici, quasi consumati dall'inizio alla fine da una esperienza di servizio- diaconia, camminando con gli uomini e sentendoli come fratelli. Bisognerebbe sottolineare anche il valore dell'amicizia che si stabilisce tra coloro che si sentono legati al Carmelo attraverso un cammino spirituale e non per motivi di efficienza o di opportunità, ma come allenamento a capire che il volto del fratello/sorella è quello in cui si specchia l'immagine di Gesù.

Un autentico cammino cristiano ha bisogno di una qualche regola, di una disciplina del corpo e dello spiirito, di una linea d'indirizzo chiara e precisa. A mio avviso per dare slancio maggiore all'O.S. bisognerebbe ridurre la legislazione ad alcune linee essenziali, come accade ai movimenti e gruppi ecclesiali, evitando qualunque massimalismo spirituale e concedendo allo status laicale solo quello che può essere praticabile, tenendo conto dei vari contesti della vita, evitando che le regole si addicano solo agli anziani e non possano essere applicate da tutti. Per essere formative, devono solo accompagnare il soggetto e restare aperte e flessibili alle varie situazioni, mettendo in risalto soprattutto l'autonomia organizzativa dei membri. E' lo S. Santo a dare garanzie di frutti spirituali al lavoro e all'impegno dei laici.

III° COLLABORAZIONE CON L'ORDINE DEL CARMELO

La grande Famiglia del Carmelo, sparsa in tutto il mondo, diversificata negli stili di vita e nei compiti e ministeri ha una grande fiducia dei laici che la compongono: li sente come fratelli, come amici veri, come collaboratori solerti e preziosi sia nel vivere il comune carisma, sia nella sua diffusione a tutti i livelli, sia nella partecipazione alle problematiche vive del nostro tempo.
Non sono da considerarsi come un surrogato della vita religiosa, o come una pia associazione, ma per quello che veramente sono stati fin dall'origine, quando hanno chiesto di far parte dell'Ordine pur rimanendo nel mondo e vivendone la realtà.
Ai laici la Chiesa del dopo Concilio ha chiesto un nuovo dinamismo apostolico e missionario e le stesse Autorità del Carmelo hanno più volte sollecitato una loro viva presenza non solo come individui, ma anche come gruppo ben formato, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo.
Il P. Generale ha detto nell'ultimo congresso internazionale OCDS che secondo lui " il futuro del Carmelo Secolare si gioca in questa collaborazione attiva, matura e responsabile nell'apostolato dell'Ordine a tutti i livelli": è estremamente opportuno in questa nuova assemblea mondiale riprendere queste indicazioni, discuterne e trovare urgentemente strade e cammini di realizzazione.La formazione di cui si è parlato nel mio intervento deve servire proprio a questo.

Nel settore missionario:

Conoscere prima di tutto, attraverso le nostre pubblicazioni specifiche o i contatti diretti con i missionari, la situazione della nostra attività di annuncio del vangelo in tutto il mondo.
Allestire con intelligenza mostre missionarie, non solo per la vendita di oggetti il cui ricavato vada poi alle missioni, ma anche promuovere pubblici dibattiti, incontri con qualche nostro missionario, diffondere immagini e contenuti attraverso le emittenti locali. Creare sensibilità diffusa per questo dovere-impegno della Chiesa e dell'Ordine.
Organizzare gruppi di preghiera missionaria, sostenuti dalla spiritualità carmelitana: questi possono essere anche aperti a coloro che non appartengono al Carmelo e allargare l'attenzione anche ai giovani, perché di solito si mostrano molto sensibili a questi argomenti.
Presentare alle parrocchie che non avessero alcuna iniziativa di tipo missionario la nostra attività, le nostre esigenze. Fare da ponte al'intervento di nostri missionari.
Tutta da inventare, almeno per il mondo occidentale, la collaborazione diretta in territori di missione da parte dei laici carmelitani: qui prima di tutto a loro viene chiesta la testimonianza di una vita credente, poi un inserimento nella catechesi, come aiuto alle famiglie, come sostegno ai problemi alimentari, medici, sociali della gente. Tutto questo dentro un coordinamento pastorale concordato. Si presuppongono alcune specializzazioni, la conoscenza delle lingue e della cultura del popolo cui si è destinati. In pratica, tutto quello che oggi le Religiose già fanno in aiuto ai missionari, può essere compiuto anche dai laici, ben preparati e maturi, anche per periodi limitati e secondo le necessità.
A volte potrebbe essere un aiuto ai missionari anche solo l'organizzazione e il servizio per la vita di ogni giorno, in modo che il missionario possa essere più libero dalle preoccupazioni materiali e meglio donarsi nel suo ministero sacerdotale. E' chiaro che questo tipo di intervento, cui l'OCDS ancora non è stato abituato, presuppone anche una richiesta da parte dei missionari, una programmazione delle funzioni da svolgere, un minimo di struttura per l'accoglienza, qualità specifiche dei partecipanti, salute e resistenza fisica nell'adattamento alle condizioni climatiche o ambientali.
La messe è sempre molta, i problemi sempre più grandi e complessi, la miseria sempre più vasta, i bisogni e le povertà sempre più diffusi: il laico carmelitano deve saper esprimere una spiritualità incarnata anche su queste sfide, secondo le sue effettive possibilità dirette o indirette. La nuova evangelizzazione non gli chiede comunque di doversi spostare in territori della missio ad gentes e comunque il carisma non deve mai soffocare la libertà individuale o familiare del soggetto.

Nelle case di preghiera o di ritiro

L'attività pastorale dell'Ordine si specializza sempre più per questi centri di cultura religiosa, di diffusione della spiritualità, di accoglienza per la formazione o per gli esercizi spirituali e i ritiri. Questo è un po' il nostro carisma specifico anche nei territori di missione.
La presenza dei laici pare essere ancora molto ridotta: il loro impegno potrebbe coprire oggi tutta la direzione, organizzazione di questi centri. Dovrebbero anche in forme autonome gestire e diffondere tutto quello che il Carmelo può offrire in termini di esperienza di vita interiore all'uomo del nostro tempo, che sorprendentemente pare apprezzare e cercare quello che si perde nella vita materiale quotidiana.
Per chi avesse anche competenza e formazione teolgica si potrebbero aprire anche scenari più interessanti, come la promozione della cultura cattolica, le iniziative di aggiornamento, i corsi di teologia per laici: sempre di più si avverte oggi l'esigenza di mettere a disposizione della gente occasioni di riflessione e di meditazione.

Negli Istituti di spiritualità.

La presenza dei laici nelle varie forme della cultura cristiana (Università, Giornalismo, Arte...) si va diffondendo sempre di più e in particolare quella delle donne. Si tratta di una rilettura delle cultura dai diversi versanti e dalle diverse sensibilità, che corrispondono a diversi stati di vita, o condizioni personali.
Per fortuna il Carmelo vanta due Sante Dottori della Chiesa. Ma ora tocca al laicato carmelitano vincere una naturale ritrosia e senso di dipendenza, per spendere bene i talenti ricevuti e proporsi con la sua originale genialità, a partire da una formazione culturale ben assimilata e rimessa nel crogiolo dell'indagine scientifica. Potenzialmente con ci sono barriere di alcun tipo, quello che sarebbe opportuno fare sarebbe di incoraggiare, preparare i laici/e a questa forma di collaborazione con i Religiosi negli ambientio dove si elabora e si propone la cultura.
Un primo passo sarebbe quello di ospitare sulle nostre Riviste alcuni articoli, o approfondimenti, o considerazioni su tutto quello che concerne la spiritualità e la vitalità del Carmelo.
Altra occasione sarebbe quella di entrare nei comitati organizzatori della promozione del nostro carisma, là dove non esistono conventi o monasteri e così si diffonderebbe ancora di più il nostro patrimonio dottrinale.
Soprattutto nel campo delle scienze umano-filosofiche l'apporto di studiosi/e laici carmelitani sarebbe di complementare aiuto ad altre esplorazioni teologiche.

Nella creazione dei gruppi di preghiera.

Questa è una forma abbastanza seguita e gradita, perché in modo semplice e comunitario si ritrovano le motivazioni della preghiera. Il Carmelo ha i suoi maestri di indiscusso valore e la proposta dell'orazione teresiana è unanimemente apprezzata.
Qui è il caso di proporre "esperienze di preghiera", più che molta teoria. Bisogna scegliere ambienti idonei, dare continuità alle iniziative, saper far gustare le pause di silenzio contemplativo.
Il laico carmelitano ben formato è in grado di reggere questo tipo di attività spirituale da solo, o con piccoli gruppi di animazione.
Insegnare a fare orazione non deve essere un privilegio dei Religiosi/e del Carmelo, ma di tutti coloro che hanno fatto un allenamento personale in questo settore, tanto prezioso per il nostro carisma.

In altre iniziative apostoliche

Il primo fronte comune che i laici carmelitani devono condividere con l'Ordine intero si riferisce alla preghiera e allo zelo per la promozione delle vocazioni carmelitane.
Sia i Religiosi che le Monache hanno bisogno del sostegno, della simpatia e del calore umano dei laici, della loro preghiera, dei loro sacrifici per essere fedeli agli impegni assunti con la professione e/o con il ministero sacerdotale.
La generosità con cui i laici possono aiutare nelle parrocchie carmelitane le iniziative di carità, di visita ai malati, di sostegno alla spiritualità dei gruppi-famiglia, nella catechesi, nel diaconato permanente, nel lavoro di segreteria ... è praticamente senza confini.
E' solo una questione di disponibilità e di attitudine.
Purtroppo in occidente si tratta ancora di gregarismo, di poca considerazione per l'autonomia operativa dei laici nelle loro funzioni, anche se non mancano documenti del magistero della Chiesa in loro favore.
La collaborazione per essere fruttuosa deve nascere da reciproca stima e fiducia, dalla consapevolezza che il presbitero non deve fare tutto da solo, che le iniziative dello S.Santo non sono una prerogativa soltanto di alcuni.
Lo statuto teologico del laico è proprio quello di esercitare il suo ufficio regale, profetico e sacerdotale nel mondo e quindi deve essere messo in grado di potersi gestire in tale direzione con piena autorevolezza.

FRONTI DELL'IMPEGNO PRATICO NELLA CARITA' COME STIMOLO EDUCATIVO SOCIALE


Ripartire dagli ultimi
A partire da Mt. 25,40 " Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l'avete fatta a me ", risciamo a capire come Cristo stesso sia il più piccolo: la rilevanza teologica e antropologica del più piccolo sta proprio qui. L'intera cristologia del Cristo povero porta a dire che per servire Cristo occorre avvicinarsi ai pèiù piccoli. L'uomo più piccolo diventa icona di Cristo piccolo e il nostro posto più giusto è tra i piccoli

Si deve dire che ciascuno di noi è "ultimo", perché questa è la condizione indispensabile perché il divino Pastore si occupi di lui.
Ci sono tuttavia condizioni esistenziali, in cui tale termine risulta ancora più evidente: indigenza, povertà, fame, sete, solitudine, dramma collettivo, guerra, carestie… A contatto con questo mondo del dolore, della disperazione non si può non ricevere un forte stimolo alla personale autoeducazione, si impara cioè dalla vita pratica, si fanno raffronti, si dismettono esigenze secondarie, ci si allena a guardare di più il Volto di Gesù nei volti degli ultimi. I grandi santi sono tutti testimoni di questa carità totale e universale.
.
2. Il problema della donna
Mi soffermo un momento sul tema della dignità della Donna: già la Lettera Apostolica del Papa " Mulieris Dignitatem"(1988) aveva tracciato la linea dottrinale e pratica dell'impegno della Chiesa verso di essa. L'Ordine Secolare è composto per i due terzi da donne nel mondo. La formazione deve investire risorse perché sia davvero garantito lo spazio d'azione a quello che il Papa definisce "genio femminile" nel senso che la specificità della donna è un dono fatto all'umanità, al pari dell'uomo, per la comprensione-sviluppo della vita stessa. Qui il campo d'intervento è immenso, a partire dal settore educativo, a quello assistenziale, culturale, religioso. Operare nel nome del Signore vuol dire spalancarsi ad una vera maternità, sostenuta dalla grazia e dalla forza dello S. Santo.
Il Papa auspica più spazio alla donna nell'insieme della vita sociale : effettiva uguaglienza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, piena partecipazione alla vita pubblica, politica ed economica (lettera del 29.06.95).
Anche nella vita della Chiesa il Pontefice auspica più accoglienza, rispetto, onore per il servizio che possono rendere le donne, a partire da questa loro distinta dignità-personalità., come collaboratrici nell'apostolato. Il Carmelo attende queste risposte, dopo aver costruito per le donne che fanno parte dello stesso carisma linee educative compatibili alla nuova evoluzione del cammino della donna oggi.

3. Il mondo giovanile
Ultimi sofferenti a causa della ingiustizia della nostra società sono i giovani : la società adulta dimostra distacco nei loro confronti, poca attenzione verso il potenziale della loro ricchezza interiore e/o professionale, nessuna forma di partecipazione al mondo della politica, dell'economia: sono oggetto di sfruttamento in quanto vittime del consumismo e sedotti dai beni materiali. Difficile per loro trovare lavoro ed essere considerati e d'altra parte il bisogno di una certa sicurezza vitale ormai si è allargato a macchia d'olio in tutto il mondo, causando forti emigrazioni verso i cosiddetti "paradisi del denaro".

L'Ordine Secolare deve saper far fronte anche a queste emergenze, per la sua vocazione universale (diffuso in 44 nazioni), trovando una linea formativa di attenzione, ascolto, aiuto. L'esercizio della carità evangelica è un potente valore educativo per chi si impegna per gli ultimi, è la messa in atto del valore centrale della persona, la capacità di amare.


QUESTIONI PER I LAVORI E LE RIFLESSIONI DI GRUPPO.

Come viene presentato il tema della vocazione laicale al Carmelo?
quale dottrina viene presentata
come viene vissuta l'appartenenza all'Ordine
quali metodi si usano per favorire vocazioni laicali
come si accolgono i nuovi arrivati e come si accompagnano.

Circa la formazione di base

come avviene la preparazione, con quali argomenti previ, con quale sviluppo
come si vivono i tempi liturgici
come ci si prepara ai sacramenti
come si leggono e commentano i documenti importanti della Chiesa
come non discriminare secondo la cultura
quali sono le esigenze più sentite
quali impegni prendere nella vita parrocchiale, sociale e politica da laici cristiani
Proposte nuove

Circa la formazione carmelitana

quali letture, meditazioni e approfondimenti fare all'inizio del cammino
quale metodo per procedere insieme nei gruppi delle varie nazioni
elasticità circa le proposte per la formazione interiore
analisi dei documenti dell'Ordine
abbonamenti e lettura delle riviste dell'Ordine
quando manca il P. carmelitano come animatore e come direttore spirituale, come comportarsi
la partecipazione,orgnizzazione alle feste più grandi dell'Ordine
come vivere il senso di fraternità tra i laici del Carmelo, come vivere la solidarietà con i bisognosi
Proposte nuove

Circa la collaborazione con l'Ordine

Collaborazione con le nostre missioni
Aiuto nell'attività pastorale parrocchiale dei nostri Carmeli
Guida dei gruppi di preghiera
Direzione, organizzazione dei centri di accoglienza
Collaborazione nei centri di spiritualit, nella riviste....
Altri aiuti in genere...
Proposte nuove in merito

Circa la Regola e gli Statuti

Come ridurre a semplicità tutto, in modo che si possa oservare integralmente dai laici
Quali valori mettere in risalto maggiormente nei tempi moderni
Come rendere meglio unita l'intera Famiglia del Carmelo
Come rispettare meglio la laicità dei membri, come definire le cariche in seno all'O.S.

Attilio Ghisleri, OCD
Roma
 
  LA CORRESPONSABILITA’ DEL CARMELITANO SECOLARE NELL’APOSTOLATO DELLA SPIRITUALITA’ - Theresa Ee-Chooi, OCDS
Fratelli e sorelle,

con sentimenti di gratitudine mi trovo qui in mezzo a questa notevole assemblea di carmelitani, tutti desiderosi di scoprire ed approfondire la nostra comprensione della corresponsabilità di essere Carmelitani secolari. Sono giunta ricolma di speranza.

Passo ad inquadrare la scena… Siamo qui questa mattina perché ci preoccupiamo, ci preoccupiamo di ciò che avviene nel mondo. Il mondo è una famiglia, ma una umanità divisa da odio, guerre, dispute interreligiose, di purezza etnica, razzismo… Viviamo in un mondo diviso tra gente estremamente ricca e gente estremamente povera, gente che vive gomito a gomito nello stesso paese, nella medesima città.

Questa disuguaglianza, ci spersonalizza tutti, poveri e ricchi, nazioni, corporazioni, individui, oppressori ed oppressi, e noi siamo qui in una posizione privilegiata per fare qualcosa a riguardo.
Così arriviamo al titolo di questa conferenza: “La Corresponsabilità del Carmelitano secolare nell’apostolato della Spiritualità”.

Ciò che umilmente mi piacerebbe fare, nei prossimi quaranta minuti circa, sarebbe di stimolarvi e provocarvi in qualche modo, offrendo alcune idee pratiche per poter lavorare congiuntamente, più facilmente, per costruire il Regno di Dio in terra, e creare un mondo quale il nostro popolo merita e così tanto necessita.

Permettetemi di spiegare ciò che mi piacerebbe condividere con voi. Comincio col parlare del nostro impegno di carmelitani laici in questo mondo, della necessità di voci profetiche, soprattutto nel laicato. Prima di tutto si tratta di trovare Dio nella nostra vita, e in seguito di rivelare la sua presenza nel nostro mondo secolare. La questione è trovare il nostro posto all’interno di questo mondo attraverso la nostra spiritualità carmelitana.

Seguirà un breve apprezzamento del mondo nel quale stiamo vivendo, all’inizio del 21esimo secolo, un mondo di contrasti, di ricchezza e di povertà, di intuizione e barbarie, di globalizzazione e di individualismo. In questo contesto dobbiamo vivere il nostro carisma carmelitano.

Infine parlerò del nostro apostolato della Spiritualità e tratterò di varie considerazioni pratiche che forse potranno rendere il nostro apostolato più efficace.

1. CHI SONO I CARMELITANI SECOLARI ?

In primo luogo vorrei rispondere alla domanda : “Chi sono i Carmelitani secolari?”
Permettetemi di cominciare con una domanda classica di base: Chi è il cosiddetto credente laico? Quali sono le caratteristiche particolari dei carmelitani laici?

In passato il laicato veniva spesso descritto con una formulazione negativa, definendo laici coloro che NON erano né chierici né religiosi. Sicuramente non è la miglior maniera di descriverli. Senza dubbio nel Codice di Diritto Canonico il laicato viene definito come: “coloro che, essendo stati incorporati a Cristo per mezzo del battesimo sono stati costituiti come Popolo di Dio…”. Questo suona già meglio, vero?

Nei documenti del Vaticano II e nella Christifideles Laici viene definito in maniera molto più positiva… Dobbiamo quindi riconoscere il grande lavoro svolto per chiarire e ridefinire l’identità, la vocazione e la missione del laicato, anche se in alcuni ambienti si insiste che si potrebbe fare di più.

Ma in pratica? Per ora per noi è sufficiente prenderne nota qui che nella pratica, al momento di condividere e di collaborare c’è ancora molto che lascia a desiderare nelle decisioni che vengono prese con la gerarchia. Quando Clifford Longley, recentemente sul “The Tablet” ha detto che “come cittadini ci viene richiesto di essere critici con l’autorità, quando necessario, ci viene richiesto di considerare i nostri diritti e di difenderli; dovremo dunque in qualche modo, come cattolici, sforzarci di essere persone totalmente differenti: docili, passivi, acritici, senza potere né influenza alcuna, senza diritto alla informazione, senza diritto di essere consultati”?

Una Chiesa “profetica”.
Quanto detto ci porta verso quanto chiamiamo il compito “profetico” della Chiesa, e che include tanto il laicato come il clero. Per mezzo del nostro battesimo siamo re, profeti e sacerdoti nel Regno. Il profeta è, soprattutto, chi è dotato di una comprensione del Regno, ed ha uno sguardo che gli consente di vedere in prospettiva come tale comprensione si realizzerà in una determinata comunità o società. Il profeta non è semplicemente qualcuno che prevede il futuro.

Comunque un aspetto del quale è importante tener conto è che il profeta non sempre sarà popolare, e alle volte non si scontrerà solamente con una opposizione bensì con la violenza. Pensiamo a Martin Luther King, morto per difendere la libertà e l’eguale dignità degli afro-americani; pensiamo al vescovo Oscar Romero di El Salvador, assassinato mentre stava dicendo messa, pensiamo alle migliaia di cristiani dell’America Latina che hanno subito violenze o la morte semplicemente perché hanno fatto una campagna cercando giustizia per i poveri.

Noi carmelitani secolari possiamo scegliere tra il mettere la nostra testa nella sabbia e semplicemente rimanercene a pregare nei nostri angolini ignorando il resto del mondo oppure possiamo decidere di compiere il nostro ruolo missionario andando verso il mondo reale.

La nostra santa Madre Teresa ci ha ricordato che la nostra vita intera, e non solo le nostre devozioni formali, sono ciò che condizionano ed esprimono la nostra relazione con Dio. Dunque è chiaro che la nostra vocazione non è semplicemente la santificazione personale. Una vocazione è sempre ecclesiale, centrata nella comunità.

Vivere alla presenza di Dio.
Alcuni laici, in risposta forse alla spiritualità di santa Teresa e di san Giovanni della Croce, si uniscono alla famiglia carmelitana con la speranza di ottenere una ispirazione e un sostegno sia per la loro vita interiore sia per il loro apostolato nelle circostanze proprie al loro stato di vita.

Questa è la ragione probabilmente per cui noi tutti ci troviamo qui oggi. Riconosciamo i tesori che si possono trovare nell’Ordine Carmelitano che ha dato tre Dottori della Chiesa. Impariamo anche che oltre alla chiamata alla santità, che condividiamo con tutti i fedeli in Cristo, i carmelitani secolari “preferiscono anzitutto rimanere alla presenza di Dio”.

Che significa rimanere sempre alla presenza di Dio? Padre Hilary Doran dice che significa rimanere abitualmente in sintonia, in ricerca della volontà di Dio alla cui presenza siamo. Noi carmelitani secolari viviamo e lavoriamo nel mondo, un mondo pieno di violenza, attraversato dalla corrente del secolarismo e del consumismo.

Qui sta il problema: in una situazione simile ci sono perlomeno due tentazioni alle quali sono esposti i lai e soprattutto i laici carmelitani:
1. la tentazione di essere talmente così interessati ai servizi e ai compiti della chiesa che cadiamo nell’errore di non impegnarci attivamente nelle nostre responsabilità nel mondo professionale, sociale, culturale e politico
2. la tentazione di legittimare l’ingiustificata separazione tra fede e vita, ossia una separazione fra l’accoglienza del Vangelo e la vita concreta del Vangelo nelle differenti situazioni del mondo.

Un esempio che mi rimane impresso in maniera indelebile nella mente è una intervista alla quale ho assistito in Pechino, durante la Quarto Congresso Mondiale delle Donne. Una leader importante di questo Congresso fu interrogata da un giornalista: “Come cattolica è d’accordo con il Vaticano nelle questioni dell’aborto e del controllo delle nascite, ecc.?” Ella rispose: “Nel lavorare come rappresentante della gente le tue fedi personali non influenzano le azioni. Uno è cattolico nella vita privata ed è un Tanzaniano in un ufficio pubblico. Non applico il mio cattolicesimo dando conferenze, altrimenti sarebbero un disastro”.

Credo – e ciò mi rende triste – che tale atteggiamento sia abbastanza esteso. Nonostante il nostro santo Padre Giovanni Paolo II ci ricordi spesso che il nostro insegnamento cattolico non può accettare una dicotomia tra fede e vita, ci sono ancora molti cattolici che paiono non aver udito tale messaggio.

Inculturazione.
Un concetto importante nel pensiero cristiano è l’inculturazione. Se noi riusciamo a diffondere un messaggio in modo efficace, saremo legati strettamente alla nostra società e saremo parte di essa. Dobbiamo capire il suo linguaggio, i suoi valori, le sue necessità, le sue aspirazioni e i suoi sogni. Quando noi le parliamo come cristiani, dobbiamo usare un linguaggio che la società possa capire.

Per usare un vecchio cliché, dobbiamo essere NEL mondo senza essere DEL mondo. Gesù usò alcune immagini plastiche per dirci come intendeva che i suoi seguaci fossero. Il sale è ciò che da sapore al nostro mangiare, ma lo fa solo quando è completamente sciolto in esso, e di fatto non possiamo vedere il sale uno volta sciolto nel cibo; possiamo però gustarlo. Questo è il sapore caratteristico che dobbiamo dare alla nostra società.

Recentemente ho trovato questa storiella che si racconta del papa Pio X. Un giorno, in compagnia di un gruppo di cardinale, fece questa domanda: “Attualmente, cos’è più importante per salvare la società?” Le risposte variarono dal reclutare più vocazione per il clero al costruire più scuole cattoliche, ecc. Il papa replicò: “Ciò che è più necessario oggi è che in ogni parrocchia ci sia un gruppo di laici che sia allo stesso tempo virtuoso, colto, determinato e molto apostolico”.

Così il papa voleva dire che la salvezza del mondo dipende, in gran parte, dall’allenamento di persone laiche che si consacrino all’apostolato, con la parola, con le opere e soprattutto con l’esempio. I vescovi missionari e i sacerdoti nelle chiese giovani sarebbero anche oggi totalmente d’accordo con sua Santità.

Le nostre vite cristiane hanno bisogno di equilibrio: né passare tutto il giorno dicendo le preghiere e facendo poca attenzione alle necessità materiali, emozionali, sociali e spirituali della gente, e né buttarsi in ogni tipo di attività, come alcuni attivisti sociali che fanno molto per i poveri ma sembra che abbiano poco tempo per la preghiera.

Abbiamo un gran bisogno di vigilare per non cadere nella tentazione di dare più valore alla nostra salvezza personale che alla missione. Generalmente parlando, penso di poter dire con sicurezza che molti cattolici sembrano molto più preoccupati di andare in cielo che di servire gli indifesi. La questione non è di o/o ma di e/e.

Luogo di meditazione e di contemplazione.
Nella nostra scuola carmelitana di santità abbiamo la fortuna di poter studiare i metodi di orazione e di contemplazione di santa Teresa e di san Giovanni… L’importanza dell’orazione di meditazione e di contemplazione non può essere sopravvalutata. Come dice santa Teresa: “la meditazione è un mezzo per acquistare tutte le virtù; intraprenderla è una questione di vita o di morte, per tutti i cristiani”. Il teologo Karl Rahner ha detto qualcosa di simile: “Il cristiano devoto del futuro sarà un MISTICO, qualcuno che ha sperimentato qualcosa, altrimenti non sarà niente”.

Nella mia parti di mondo, in Asia, c’è una lunga tradizione di monachesimo, contemplazione ed ascetismo. Queste sono le caratteristiche di molte religioni asiatiche. Di conseguenza le forme di preghiera di quiete, quelle meditative e contemplative risuonano facilmente dentro di noi. Siamo attratti dai misteri che ci permettono il lusso di una esperienza religiosa.

A partire da ciò, ho posto una domanda ad alcuni dei più di 200 leaders religiosi di tutto il mondo, riuniti a Roma l’anno scorso per un’assemblea religiosa: “dato che la meditazione è un fatto tanto naturale quanto la respirazione in Asia, come giustifichiamo tutte le terribili guerre che sono state intraprese negli ultimi 100 anni in Asia e in diverse parti del mondo”?

Dopo tutto siamo coscienti di ciò che la meditazione può fare per coloro che le rimangono fedeli. Pertanto se i leaders delle diverse religioni avessero insegnato ai propri seguaci in modo adeguato le diverse forme di orazione e meditazione, come giustifichiamo allora la terribile crudeltà e la sofferenza che pare abbiano invaso ormai tutti i campi dell’esistenza?

Con mia grande sorpresa, un buon numero dei responsabili religiosi hanno ammesso che anche i monaci e i sacerdoti sono spesso così assorbiti nei compiti amministrativi che non riuscivano a trovare il tempo per mettere in pratica ciò che loro stessi insegnavano. Di conseguenza i loro seguaci hanno sofferto e il mondo intero ha sofferto.

Ciò è vero anche per i cattolici. Continuamente i direttori di ritiri spirituali mi ripetono che quando predicano ritiri nei seminari, i seminaristi sembra che non sappiano “come pregare”.
E quando questi seminaristi sono ordinati sacerdoti a stento conservano solo la teoria di ciò che è la preghiera, ma non la pratica di una vita orante.

Come possono dunque questi membri del clero motivare il laicato alla preghiera? E’ questo il campo dove i nostri sacerdoti carmelitani e il laicato competente possono offrire la propria specializzazione e possono insegnare la meditazione e la contemplazione ai seminaristi? Questo è un campo al quale bisogna prestare la massima attenzione.

2. LA SITUAZIONE ATTUALE

Vengo alla seconda parte della mia esposizione, nella quale vi invito a considerare brevemente il contesto nel quale dobbiamo vivere la nostra missione di carmelitani secolari.

Viviamo in un mondo che attualmente ha la capacità di distruggere la vita del nostro pianeta solamente premendo un pulsante. Che conquista! Dietro la promettente facciata della grande prosperità dei paesi più sviluppati, centinaia di milioni di persone vivono in miseria e abbandono, fame e denutrizione, quasi come un risultato diretto dello sviluppo commerciale ed industriale, di dentro come di fuori.

In nome dello sviluppo, del progresso e della scienza, sono stati devastati ambienti naturali e sociali, è stato distrutto il tessuto sociale profondo di alcune culture un tempo ricche… E sottolineando tutti questi progressi materiali e la miseria derivante e la povertà che produce e sopporta, rileviamo anche una grande fame spirituale del significato reale della vita, una ricerca di valori che arricchiscano la vita delle comunità e dei singoli.

Nel nostro mondo, recentemente descritto come “villaggio globale”, ci sono crescenti divisioni nelle comunità, divisioni spesso basate sull’origine etnica, sul credo religioso e la classe sociale.
Mentre altri ponderano i pro e i contro del linguaggio di moda, la globalizzazione, noi, i seguaci di Cristo, i Carmelitani secolari, per essere precisi, abbiamo bisogno di lanciare uno sguardo più ravvicinato all’atmosfera regnante di cupidigia, egoismo e violenza che imprigiona il mondo. Come ho già detto, è proprio in questo mondo che dobbiamo vivere la nostra vocazione e missione.

Che ruolo possiamo rivestire noi in quanto cristiani, e in particolare come Carmelitani secolari, per creare il mondo futuro che vorremmo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti? Con tutti i progressi in psicologia e la nostra comprensione di come la gente agisce, reagisce ed interagisce, il matrimonio non si è mai trovato in una situazione tanto precaria, con più della metà dei matrimoni che si disfano.

Molti in questo mondo di oggi sono molto cinici sul ruolo della religione nella nostra società e spesso, sinceramente, non senza ragione. Essi vedono i seguaci delle distinte religioni avviluppati delle atrocità più orribili dei tempi recenti. Assassini e spari alle caviglie in Ulster, pulizia etnica in Kosovo e Chechenya, mutilazione a Timor Est, massacri in Uganda, solo per nominarne alcuni.

Sicuramente sappiamo che alcune di queste persone che pretendono di agire in nome di una religione, difficilmente possono separarsi dagli ideali e dalle credenze di tale fede religiosa. Chiaramente non può esistere nessuna fede genuinamente religiosa che possa addossarsi l’uccisione di innocenti, i roghi delle chiese, moschee, sinagoghe, templi e il linciaggio delle persone.

Sono d’accordo con Martin Luther King Jr. quando dice che “la non-cooperazione con il male è un dovere morale tanto quanto la cooperazione con il bene”. Ma per citare un altro grande personaggio, il nostro santo padre il papa Giovanni Paolo II, ricordo quanto ci ha detto: “dobbiamo discernere i sentieri a volte molto stretti tra la codardia che cede davanti al male e la violenza che nell’illusione di lottare contro il male lo rende solamente peggiore”.

3. METTERE IN PRATICA LE IDEE

Giungo così al punto finale della mia esposizione, il terzo. Stante ciò che abbiamo detto finora, quali sono le responsabilità dei carmelitani secolari nell’apostolato della spiritualità?

Un modo di incrementare l’apostolato della spiritualità è condividere con la chiesa locale gli insegnamenti dei nostri santi padri. Concretamente, aiutando la gente a sviluppare una vita spirituale. Ciò significa insegnare a pregare, e insegnare a scoprire sempre la presenza permanente di Dio nella nostra vita, insegnare a meditare e a contemplare. Ciò implica uno sforzo per acquisire le virtù e superare i nostri difetti. Allo stesso tempo dobbiamo tener presente che la profondità del nostro amore è l’unico mezzo vero del nostro avanzamento verso la santità. Abbiamo bisogno di imparare ad unire la nostra vita di orazione con le nostre attività, tanto religiose come secolari. Né solo Maria, né solo Marta, bensì un equilibrio delle due, ciò che a volte si chiama “contemplazione nell’azione”. La vita di santa Teresa d’Avila è un meraviglioso esempio di ciò. E per la persona che vive continuamente alla presenza di Cristo di fatto non esiste nessuna attività puramente secolare. Tutto è imbevuto della presenza e dell’amore di Dio.
Così una delle nostre responsabilità primarie deve essere certamente quella di insegnare alle persone laiche come pregare, non solo a dire le preghiere, bensì intendere l’importanza della pratica della meditazione e della contemplazione.

Alcuni provvedimenti suggeriti.
Sono stati fatti altri suggerimenti che si riferiscono all’Apostolato della Spiritualità, per noi carmelitani laici. Per esempio è stato proposto che i Carmelitani Secolari assumano un ruolo attivo nel funzionamento di Stella Maris, ad Haifa in Israele. Tale centro attualmente non è in uso, credo. All’inizio potremmo forse collaborare con i nostri Padri Carmelitani nel dare corsi e ritiri ad Haifa per la durata di un mese o anche per più tempo.

Dopo tutto è la culla del nostro carisma carmelitano. Questo richiede la preparazione di alcuni nostri carmelitani secolari, inviati prima nei Centri Carmelitani a prepararsi nella spiritualità e nell’orazione, perché poi essi possano aiutare in modo significativo i nostri Padri Carmelitani con l’offerta di qualche corso.

Certo non esiste una ragione per cui non si possa organizzare un corso adeguato di formazione, in qualcuno dei Centri di ritiro carmelitani nel mondo intero. Ciò richiede però una organizzazione appropriata e una collaborazione internazionale, e forse anche una raccolta dei fondi necessari.

Credo ci siano corsi sulla spiritualità carmelitana anche su Internet. Questo di Internet è un tempo ideale per coloro che non possono abbandonare il proprio focolare per un lungo periodo di tempo. Altri mezzi di istruzione sulla Spiritualità Carmelitana come libri e la rivista Monte Carmelo potrebbero altresì essere resi accessibili via Internet.

Arrivando ai cristiani di altre denominazioni, ricordo anche la chiesa dei cattolici. Ci sono molti problemi nel condividere l’edificio della chiesa a causa delle differenze teologiche sull’Eucaristia e sugli altri sacramenti, però il pregare insieme è un grande vantaggio.

Molte chiese anglicane, episcopali e protestanti sono attualmente molto più aperte alla meditazione e alla orazione contemplativa. Mentre al vertice ci sono ancora problemi per l’unità, alla base esiste un ampio panorama per i cattolici di una parrocchia o di una città per arrivare ai propri vicini cristiani, nella orazione, nelle opere sociali, nell’assistenza a coloro che sono nel bisogno nelle periferie.

Alcuni dei progetti nei quali ci vorremmo impegnare necessitano di fondi di finanziamento; un modo per risolvere ciò potrebbe essere una piccola quota di contribuzione mensile per ciascun membro. Questa verrebbe messa da parte per l’istruzione e la formazione tanto dei membri come pure degli altri ai quali riusciamo ad arrivare.

Come siamo visti?
I carmelitani hanno un messaggi per il mondo. Il nostro messaggio è semplice. Abbiamo un tesoro da condividere con tutti. Ci rendiamo visibili come dovremmo e potremmo? Stiamo realmente lavorando uniti per costruire il Regno sulla base della visuale che il Concilio Vaticano II ci ha dato? Ci siamo familiarizzati con tale visuale? Forse abbiamo ancora bisogno di studiare questi documenti, soprattutto quelli che trattano della Chiesa, della Scrittura, e della Chiesa nel mondo moderno. Alcuni di questi Documenti, insieme con quelli sulla giustizia sociale, sono tra i segreti meglio conservati nella Chiesa!

Brutalmente: se i carmelitani secolari domani sparissero completamente ci sarebbe da stupirsi? Il lavoro di evangelizzazione della Chiesa ne risulterebbe compromesso? O mettendolo in altro modo: cosa si dovrebbe e potrebbe fare per la Chiesa, e soprattutto per la Chiesa nella zona dove noi ci troviamo a vivere, per fare la differenza?

Questo è quanto deve decidere ogni fraternità, dopo un discernimento intenso ed orante. Tale discernimento si baserà su due fattori:
1. I doni particolari che provengono dal nostro carisma carmelitano e che dobbiamo offrire.
2. Le necessità specifiche delle persone tra le quali ci troviamo a vivere e lavorare.

L’immagine che progettiamo.
Nel corso dei secoli abbiamo accumulato un sacco di bagaglio teologico e devozionale, che ha oscurato in gran parte il messaggio centrale del vangelo. Abbiamo bisogno di risalire alla storia di origine per aiutare le persone ad avere la stessa visione della vita che ci ha lasciato Gesù.

Spesso il nostro messaggio è visto come troppo settario, idee che bisogna arrivare ad avere per poter essere un “cattolico”. Ma quello che realmente Gesù ci ha predicato non era una religione che rimpiazzasse altre religioni. Gesù ha predicato il Regno: un ambiente dove prevalgono i valori della verità, amore, compassione, giustizia, libertà, dignità umana, unità e pace. E questo non è qualcosa unicamente per i cattolici, ma qualcosa per il mondo intero. Questo è il cammino di fede che Gesù ci ha mostrato. Questa è la via di Dio.

Saremo molto cattolici, molto carmelitani, quando queste qualità si irradieranno dalle nostre esistenze, individualmente come pure in comunità. Egli, proprio Gesù, era in se stesso l’incarnazione umana di tutte queste qualità, e la sua missione era l’invito per tutti a fare proprie queste qualità.

Questa è la nostra missione, non solamente versare acqua sulla testa delle persone ed etichettarle come “cattoliche”, bensì invitarle ad unirsi a noi nella grande avventura della costruzione del Regno nel nostro mondo. Un buon esempio di questo sono i Cistercensi, che in passato hanno iniziato a meditare con i buddisti e tuttora lo fanno.

Necessità di una evangelizzazione attiva.
A volte la nostra più grande debolezza come cattolici è la nostra passività. Ciò risale probabilmente al tempo in cui Hilaire Belloc diceva: “la Chiesa è l’Europa, e l’Europa è la Chiesa”. In tale situazione, l’evangelizzazione ebbe una priorità di basso tono, in quanto tutti erano battezzati come cristiani. Compito principale del clero fu principalmente distribuire i servizi spirituali di cui il laicato aveva bisogno.

Ciò si convertì in quanto potremmo chiamare una “chiesa di sopravvivenza”. In un certo senso, tale mentalità persiste fino ad oggi. In molte parti del mondo una gran parte delle energie della chiesa si dirige a coloro che sono già convertiti.

Ma è chiaro che a partire dalla situazione attuale, totalmente cambiata, dove la Chiesa a malapena in qualche parte del mondo è una maggioranza praticante, c’è un’urgente necessità di evangelizzazione, ossia di una vigorosa condivisione della prospettiva evangelica con le persone di ogni luogo. E’ ciò su cui il papa Giovanni Paolo II sta insistendo continuamente, soprattutto in questo anno di Giubileo.

E’ altrettanto chiaro che l’evangelizzazione deve coinvolgere ogni cristiano impegnato e non è unicamente responsabilità appannaggio dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi. In passato, quando l’evangelizzazione era praticata dal clero e dai religiosi, essi si trovavano in svantaggio. Il loro numero era scarso e spesso trovavano l’ostacolo della lingua.

Come persone laiche noi lavoriamo nei posti popolari, siamo piazzati meglio per diffondere la Parola. Possiamo far uso di tutti i mezzi disponibili per divulgare il nostro messaggio. Esistono molti mezzi di comunicazione, dai macromedia ai micromedia, da Internet e dalla TV via satellite al video e al proiettore di diapositive, dalle riviste con notizie internazionali ai bollettini parrocchiali. Stiamo trascurando pericolosamente tali mezzi di comunicazione.

Una nuova Pentecoste.

Come ho suggerito, per molto tempo siamo stati una Chiesa introspettiva, come se stessimo ancora vivendo nell’epoca della cristianità europea. Abbiamo concentrato troppe energie su noi stessi, e ora è venuto il tempo di una nuova Pentecoste. A Pentecoste i discepoli, che si erano seduti dietro le porte sbarrate, furono all’improvviso scossi dal poderoso vento dello Spirito. In quel primo giorno tremila persone risposero al loro messaggio, la Buona Novella riguardo a Gesù Cristo.

Ci volle tempo perché i primi cristiani potessero rendersi conto che il messaggio non era solo per il loro popolo, bensì doveva essere condiviso con tutti, e che sotto la guida dello Spirito tutti avevamo i segni del buon cristiano.

Vediamo Gesù che si mescola a peccatori e pubblicani, e sceglie persino uno di essi come apostolo. Leggiamo la parabola del banchetto dove si dice ai servi di uscire per le strade a raccogliere tutti quanti riescano ad incontrare.

Molto spesso le nostre attività di chiesa sono limitate alle zone della classe media, mentre non curiamo molto le aree dove esistono le reali necessità. Ci sono troppo poche madri Teresa. Nonostante ciò, ci sono sempre più persone laiche impegnate nel servizio in luoghi di grande necessità sociale, in Africa, parte dell’Asia e in America Latina, così come nei luoghi di disperazione e di abbandono delle nostre città più ricche. Ma la coscienza che l’evangelizzazione, l’espansione del Regno, è parte integrante di ogni essere cristiano è qualcosa che ha ancora bisogno di essere portato avanti con più decisione.

Come Carmelitani secolari saremo testimoni forti della nostra fede quando la nostra vita parlerà da se stessa. Questo anno Giubilare è chiaramente un tempo propizio per farlo.
E’ un compito difficile convertire un bilione di persone, in questa prospettiva. Ma non si raggiungerà tale obiettivo facendo grandi piani, bensì sensibilizzando ciascuno di noi a dare il suo piccolo contributo.

CONCLUSIONE

Vorrei concludere il mio intervento sintetizzando i punti principali. Abbiamo preso in esame oggi tre argomenti.

Primo, abbiamo fatto alcune riflessioni sul nostro ruolo di carmelitani laici, guardando poi brevemente al mondo in cui siamo chiamati a vivere il nostro carisma carmelitano. Abbiamo terminato pensando ad alcune aree speciali nelle quali i Carmelitani secolari potrebbero inserirsi in maniera significativa per l’Apostolato della Spiritualità.

Quanto ho voluto fare era suscitare alcune riflessioni, affinché insieme potessimo trovare qualche soluzione alle sfide che ci interpellano in questo inizio di Terzo Millennio. Spero di esservi riuscita, in qualche modo.

Permettetemi di concludere con le parole di Gesù nel Vangelo, come pro memoria per tutti :
“Io sono la vite, voi i tralci. Se dimorate in me ed io in voi porterete molto frutto; senza di me non potete far nulla”.

Grazie per il vostro ascolto paziente.



Theresa Ee-Chooi, OCDS
Guadalajara, Mexico, 2 settembre 2000



INDICE



LA CORRESPONSABILITA’ DEL CARMELITANO SECOLARE NELL’APOSTOLATO DELLA SPIRITUALITA’ 1
1. Chi sono i carmelitani secolari ? 1
2. La situazione attuale 4
3. Mettere in pratica le idee 5
COME SIAMO VISTI? 6
CONCLUSIONE 8
 
  L'OCDS e LE MISSIONI - Marie Claire Icery, OCDS
INDICE

INTRODUZIONE 1
OPERA DELLO SPIRITO SANTO 2
Il Monastero Di Maurizio 2
L’ordine Secolare Del Carmelo 2
La Comunità Dei Padri Carmelitani 2
SECONDA PARTE 2
La prima missione del Carmelo Secolare: vita fraterna in comunità 2
Il Carmelo Secolare contemplativo ed orante nel cuore del mondo 3
Il Carmelo Secolare: la sua missione in seno alla Chiesa 3
Il carmelitano secolare al servizio della Chiesa locale 4
Il carmelitano secolare aperto alle nuove tecnologie informatiche per l’evangelizzazione dei fratelli 5
Il carmelitano secolare come parte integrante dell’Ordine del Carmelo 5
La formazione del carmelitano secolare nell’Ordine in Maurizio 5
Il carmelitano secolare collaboratore della Chiesa di Maurizio per l’integrazione post sinodale degli emarginati 6
Il carmelitano secolare nell’incontro con le altre religioni. 6
L’Ordine secolare, un progetto in costruzione 7
CONCLUSIONE 7

INTRODUZIONE

Reverendo padre Camilo Maccise, OCD
Reverendo padre Flavio Caloi, OCD
Reverendo padre Aloysius Deeney, OCD

Fratelli e sorelle dell’Ordine secolare del Carmelo, penso che sarebbe presuntuoso da parte mia fare una conferenza agli esegeti e agli esperti in materia di spiritualità carmelitana.
Mi permetterò, alla scuola della nostra Teresina del Bambino Gesù, condividere con voi in assoluta confidenza alcune riflessioni ed idee espresse in seno alla nostra fraternità di Maurizio sul tema “I Carmelitani Secolari come agenti di spiritualità in terre di missione”, intendendo per terre di missione tutti i paesi del mondo, dal momento che siamo chiamati ad una nuova evangelizzazione.
Ovviamente prima di farlo vorrei brevemente presentarvi l’isola di Maurizio, resasi indipendente nel 1968 ed ora Repubblica. Lunga 65 km. e larga 45, l’isola di Maurizio è situata a 855 km. ad est del Magadascar, ossia a più di 1800 km. dalla costa africana. Con l’isola di Reunion, la sua vicina più prossima, forma l’arcipelago delle Mascaregne.
Ha una popolazione di ca. un milione e 200mila abitanti, dei quali 350mila sono cattolici.
Vi si trova una straordinaria diversità di popolazione: indigeni, creoli, francesi, cinesi e inglesi vivono e lavorano in totale libertà di espressione religiosa, induismo, cristianesimo, islamismo e buddismo.
La Chiesa di Maurizio è attualmente in pieno rinnovamento. Il nostro vescovo mons. Maurice Piat, nel 1997 ha invitato i cristiani ad entrare in un sinodo triennale, un modo di celebrare il Giubileo della Incarnazione di Cristo. Tale Sinodo è attualmente nella sua fase terminale.
OPERA DELLO SPIRITO SANTO
IL MONASTERO DI MAURIZIO

L’isola di Maurizio, terra di missione per eccellenza, il 24 agosto del 1975, ha visto la fondazione di un Carmelo. Attualmente 19 monache carmelitane di clausura vivono lì da 25 anni l’assoluto di Dio. Grazie a loro la fraternità carmelitana, ora autonoma, ha messo le sue radici.
L’ORDINE SECOLARE DEL CARMELO
Nel campo del Carmelo doveva nascere, il 25 marzo del 1983, l’Ordine Secolare, ossia la fraternità carmelitana che riunisce i laici che vivono nel mondo aperto i valori del Carmelo.
Siamo 16 membri di diverse origini e culture. Ognuno ha la sua professione: infermiera, funzionaria, maestra, donne imprenditore o semplicemente madri e padri di famiglia, che hanno il duro compito di trasmettere ai loro figli i valori morali dei quali sono depositari, e che tendono a scomparire al giorno d’oggi.
LA COMUNITÀ DEI PADRI CARMELITANI
Un'altra grazia concessa dal Signore è stata la fondazione dei nostri padri sull’isola di Maurizio. Padre Tiziano, prima missionario in Madagascar, è stato il fondatore.
I Padri si occupano di una parrocchia e sono disponibili per l’accompagnamento spirituale, predicano ritiri, e seguono anche le sorelle carmelitane dell’Ordine Secolare. Hanno in progetto la costruzione di una casa di ritiro per la propagazione della spiritualità carmelitana, della quale tanta gente ha sete.
La missione dei Padri Carmelitani in Madagascar ha già i suoi frutti: ci sono molte vocazioni al sacerdozio, una ventina di sacerdoti del Madagascar abbelliscono già l’Ordine, e una quarantina si preparano al sacerdozio. E’ il lavoro missionario intenso e generoso che i nostri padri hanno svolto in Madagascar che ha reso possibile la fondazione a Maurizio, il 13 dicembre del 1998. Un giovane Mauriziano prosegue in questo momento i suoi studi teologici a Roma.
I Mauriziani apprezzano enormemente la presenza dei Padri Carmelitani. Condividono volentieri le loro preoccupazioni e contano su di loro per imparare a pregare nel silenzio e nel ritiro.
La testimonianza dei nostri padri carmelitani invita la gente ad unirsi a loro per l’orazione e per la liturgia delle Ore, celebrata nella chiesa. Questo è anche un modo per chiamare i giovani alla vita religiosa.
Possiamo concludere dicendo che la missione dei nostri Padri è cominciata in Madagascar, prosegue nell’isola di Maurizio e sarà ufficiale nell’isola di Reunion il 25 agosto di quest’anno. Una comunità di padri carmelitani si installerà lì con l’intento di portare avanti la stessa missione iniziata nelle due isole precedenti. Ringraziamo il Signore per la sua divina sollecitudine.

SECONDA PARTE
LA PRIMA MISSIONE DEL CARMELO SECOLARE: VITA FRATERNA IN COMUNITÀ
La prima missione è sempre all’interno della propria fraternità.
Il Carmelo Secolare ha la missione di vivere pienamente la vita comunitaria in seno alle proprie fraternità, in spirito di fraternità che deve crescere ogni giorno nella varietà dei temperamenti, culture, etnie, differenze di età, di origine e di sensibilità. Forti di questo desiderio sincero di integrazione in seno alle proprie fraternità, attraverso questo tessuto umano, vive una relazione personale con ciascun membro, basata sul mutuo rispetto, l’amore, la carità, la fiducia, la cortesia, la tolleranza, il perdono. Lavoro spirituale che non si ha mai terminato, ma lo Spirito Santo è costantemente all’opera in ciascuno dei membri dell’Ordine Secolare.
Così nasce l’apprendistato missionario all’interno stesso della sua fraternità, prima di inserirsi nella massa delle persone per vivere la propria spiritualità e porsi alla scuola di Cristo, Maestro e Signore, al servizio dei più poveri e dei meno protetti.
Il Carmelo Secolare contemplativo ed orante nel cuore del mondo

Dal punto di vista contemplativo, il Carmelo Secolare sviluppa in seno alla propria fraternità il desiderio di una vita cristiana più feconda, basata sull’orazione, la ricerca interiore di Dio, la pratica del silenzio, l’ascesi, l’offerta a Dio delle proprie sofferenze quotidiane (Estr. SIC, vol. 29, 1996, n. 5). Concede ampio spazio nella vita all’Eucaristia e all’approfondimento e alla meditazione della Parola di Dio.
Di conseguenza porta i fratelli e le sorelle nella sua preghiera. Per farlo si siede alla scuola dei nostri padri Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, i maestri indiscussi dell’esperienza di Dio e dell’orazione contemplativa. Non esita a consacrare all’orazione un luogo particolare della propria vita. Tale relazione personale in questo cuore a cuore con Colui dal quale sappiamo essere amati – “vive il Signore alla cui presenza io sto” – le permette di gettare uno sguardo contemplativo alla realtà degli uomini e donne di oggi, non per giudicarli, bensì per invitarli a scoprire le sfide del nostro tempo, seminando con Lui in profondità nella vigna del Signore [sic].
Il Carmelo Secolare: la sua missione in seno alla Chiesa
“La Chiesa è nata col fine di rendere, mediante la diffusione del Regno di Cristo su tutta la terra a gloria di Dio Padre, partecipi tutti gli uomini della redenzione salvifica, e per mezzo di essi ordinare effettivamente il mondo intero a Cristo” (VAT.II, AA n.2). Quando constatiamo l’estensione della missione della Chiesa siamo obbligati a porci delle domande.
Che missione urgente per la Chiesa quella di evangelizzare e di santificare il popolo di Dio! Che responsabilità di partecipazione viene conferita a ciascun membro del Corpo Mistico: sacerdote, religioso/a, laico secondo il proprio stato e carisma, mettendo in comune i doni ricevuti dallo Spirito Santo per la santificazione di tutti gli uomini. Nella Chiesa si parla sempre di più di tale condivisione di responsabilità.
Il carmelitano/a secolare è cosciente di ciò. Vive in comunione con la chiesa, la sua unione a Cristo lo/a rende partecipe della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo. Sa bene che, fortificato/a da Lui attraverso lo Spirito Santo nella Confermazione, ha il dovere di compiere tale missione di evangelizzazione e di santificazione del popolo di Dio a mo’ di fermento, in nome della chiesa. Va’ incontro ai suoi fratelli e sorelle nel loro ambiente di lavoro, nei loro uffici, nelle loro famiglie, negli ospedali, nelle scuole e nei movimenti giovanili: guide, scouts e in tutte le associazioni parrocchiali e sociali.
Tale missione di evangelizzazione e santificazione si renderà altresì più presente negli ambienti profani.
Egli/ella ha il duro compito di rappresentare il Carmelo in mezzo all’umanità. Quindi ha la responsabilità di essere un testimone vero, che non ha paura di dare la propria testimonianza di appartenenza a Cristo.
E’ attento a dare chiarimenti a coloro che, sempre più spesso, delusi di non aver incontrato la solidarietà necessaria in seno alla chiesa e saturi di un mondo dove regna sempre più il consumismo ad oltranza e il materialismo selvaggio, si rivolgono verso le sette per trovare una presunta “verità”, che altro non è che una chimera. E’ una realtà triste, che si incontra un po’ dovunque nel mondo. E’ premuroso nel far ritornare tali pecorelle perdute all’ovile, non dandosi tregua fino a quando non abbia compiuto la sua missione.
Il carmelitano secolare vive la sua missione nel cuore del mondo, conserva nella sua memoria la frase di santa Teresa di Gesù Bambino che spiega bene l’argomento della missione, da lei trattato, all’interno della chiesa:
“Ho la vocazione di essere apostolo. Vorrei percorrere tutta la terra, ma un’unica missione non mi basterebbe, vorrei annunciare il vangelo contemporaneamente in tutti le cinque parti del mondo, fino alle isole più lontane…”.
Invita in questo modo ogni carmelitano/a secolare ad una vita missionaria intensa.
Per portare a termine la sua missione nel cuore del mondo, il carmelitano secolare dovrà affrontare molte incomprensioni, guerre fratricide, credenze popolari che vanno contro i principi evangelici. (Per esempio la tendenza dei cattolici di ricorrere alla stregoneria e a coloro che predicono la fortuna, aspettandosi miracoli da loro quando devono affrontare alcune difficoltà come infermità o rovesci di fortuna).
In alcuni paesi farà la dura esperienza di dover lottare contro regimi politici che promuovono e tollerano la corruzione. Il suo modo di affrontare queste situazioni servirà di esempio agli uomini di buona volontà. Affida la sua missione a Maria, Regina del Carmelo, suo modello, affinché ella lo/a aiuti prendere su di sé tutta questa miseria del mondo. Maria sarà la sua guida e sostegno.
Superando con prudenza e pazienza le difficoltà inevitabili del suo apostolato, crescerà in santità, secondo quanto testimonia la spiritualità del Carmelo in questo mondo.

Il carmelitano secolare al servizio della Chiesa locale
La nostra fraternità nell’isola Maurizio, grazie alla diversità etnica, culturale e professionale dei suoi membri, mette a disposizione della Chiesa e di tutti una grande ricchezza, che si caratterizza attraverso svariati servizi:
• l’ascolto in parrocchia
• la lettura della parola nelle domeniche
• il servizio dell’Eucaristia agli infermi, a domicilio
• l’accompagnamento spirituale nelle città operaie
• l’aiuto nei processi amministrativi, per evitare gli abusi. Ad esempio esistono usurai che abusano della mancanza di capacità di alcune persone per compilare correttamente i formulari amministrativi
• l’avvicinare le autorità competenti, quando il caso lo richieda
• la regolarizzazione delle situazioni matrimoniali
• il catecumentato
• l’insegnamento dei valori umani ai giovani, nelle scuole confessionali e non
• l’educazione all’amore – ad esempio una sollecita informazione seguita da esplicazione e da discussione su temi come : 1) la relazione genitori/figli; 2) l’aborto e la dottrina della chiesa in proposito, il rispetto della vita; 3) il divorzio; 4) i metodi anticoncezionali nella pianificazione familiare; 5) molti altri temi di attualità per i giovani.
• la catechesi nelle scuole primarie
• l’animazione cattolica dell’infanzia (per bambini da parte di bambini); si insegna ai bambini a prendere iniziative, come visitare ad esempio i bambini più poveri, gli orfani, gli ammalati, e a conoscersi attraverso il gioco collettivo
• la partecipazione al progetto della scuola cattolica che consiste nel fornire, insieme alla formazione alle materie di scuola, anche la possibilità di ricevere l’insegnamento della Chiesa. L’insegnante non credente può esercitare la sua professione anche in scuole cattoliche, impegnandosi però a rispettare i tempi prescritti dal programma per la catechesi, liberando gli alunni per questo scopo.
Uno dei motivi che interpella il carmelitano secolare e lo invita ad immergersi nelle attività sociali, è la constatazione fatta in Maurizio di un numero crescente di persone deluse e depresse. Esse sono il risultato di uno sviluppo industriale molto veloce. Tale sviluppo ha creato una situazione di disequilibrio con i ricchi che sono in aumento, e i poveri che diventano sempre più poveri.
Le persone hanno perso totalmente la speranza, e se non vengono recuperate possono ricorrere al suicidio, come ha rilevato una recente inchiesta.
Il carmelitano secolare aperto alle nuove tecnologie informatiche per l’evangelizzazione dei fratelli
“La parola di Dio è per sua natura parola, dialogo e comunicazione. E’ venuta per restaurare la comunicazione fra Dio e l’umanità, e fra persona e persona” (estratto da “La Chiesa in Africa”).

Il carmelitano secolare impara ad adattarsi ai nuovi mezzi di comunicazione, avvicinandosi in maniera aperta, per cogliere tali nuovi apporti con discernimento e spirito critico. E’ cosciente che tali mezzi incitano ad un consumismo ad oltranza e portano spesso con sé attentati alla dignità della persona, come gli avvisi pubblicitari o la pornografia.
Il carmelitano è dunque chiamato a formarsi in tale meraviglioso strumento che è l’informatica, se ha la possibilità di servirsene per l’evangelizzazione dei suoi fratelli e sorelle, instaurando un dialogo ampio, in tempi in cui si parla di villaggio globale (globalizzazione). Questo mezzo di comunicazione, unitamente a molti altri, gli/le consente un interscambio fraterno circa il rispetto delle culture e delle religioni.
Il carmelitano secolare come parte integrante dell’Ordine del Carmelo
Il carmelitano secolare appartiene alla famiglia carmelitana nonostante il suo differente stato di vita. E’ figlio/a dello stesso Ordine. I carmelitani secolari si comunicano fraternamente gli stessi beni spirituali (Estratto della Regola di Vita).
Riceve molto della spiritualità del Carmelo nella Lectio Divina, nelle conferenze dei padri carmelitani, nei ritiri annuali. Si nutre della orazione dei carmelitani e delle carmelitane, apportando la propria, fatta di tutta la disgrazia del mondo. Vive in simbiosi con tutto l’Ordine.
Collabora con tutti i carmelitani e carmelitane in tutta fiducia e rispetto delle “competenze” di ciascuno. Aiuta a elaborare progetti e prende iniziative con il consenso dei superiori, per promuovere la spiritualità carmelitana nel mondo, tutto nell’ottica principale del suo impegno apostolico.
L’intimità con il Signore vissuta nell’orazione è sempre per lui/lei fonte di grazie spirituali, ed anche di forza e coraggio per vivere la propria realtà di persona nascosta e chiamata a portare avanti il proprio compito nel mondo di oggi.
“La sua spiritualità è vissuta in seno all’Ordine, e gli/le conferisce un modo particolare di vivere la testimonianza di Cristo nelle realtà umane nelle quali si trova posto/a”. Questa frase si applica bene al carmelitano secolare che deve essere il TESTIMONE PER ECCELLENZA DEL CARMELO NEL MONDO.
La formazione del carmelitano secolare nell’Ordine in Maurizio
La presidente e la maestra di formazione elaborano un tipo di formazione per il carmelitano secolare e la propongono al padre assistente. Questo programma apre le seguenti prospettive della spiritualità carmelitana.

1) Una iniziazione all’orazione secondo la libera scelta e in funzione del carisma di ciascun aspirante.
2) Una condivisione sull’orazione, le difficoltà e i problemi incontrati durante il mese passato.
3) Uno studio partecipato della Regola di Vita, con discussioni sulla fedeltà agli impegni presi: la fedeltà all’orazione quotidiana, all’ufficio delle Ore, all’Eucaristia quotidiana, se possibile.
4) Una familiarizzazione con gli scritti dei santi del Carmelo. Non c’è imposizione per la Lectio Divina, ma ogni membro, a seconda delle sue aspirazioni, condivide con la maestra/o di formazione l’aspetto particolare scelto. Di ciò possono approfittare anche gli altri aspiranti alla formazione.
E’ ovvio che la maestra di formazione sia iniziata ella pure alla spiritualità carmelitana, perché ciò permette la trasmissione dei veri valori nella pura tradizione del Carmelo e dei suoi insegnamenti.
Per questo è invitata a seguire corsi di formazione impartiti negli Istituti di educazione della fede cristiana. Per esempio :
I. L’Istituto di Teologia e di scienze umane delle isole Maurizio
II. La formazione su altre spiritualità ecclesiali, se ne ha il desiderio e il tempo
III. Tutta la formazione offerta dagli esegeti, su invito del vescovo del paese.
Il carmelitano secolare collaboratore della Chiesa di Maurizio per l’integrazione post sinodale degli emarginati
Purtroppo le isole Maurizio, come molti paesi dell’Africa, patisce il fenomeno dell’analfabetismo. Nonostante che l’educazione primaria sia gratuita, un certo strato della popolazione, chiamato “creolo”, non l’approva, e ciò in ragione del fatto che i genitori non credono che l’educazione impartita possa aiutare i loro figli a trovare un impiego nelle istituzioni pubbliche o nel settore privato. Sfortunatamente alcuni strati etnici che sono in maggioranza sono privilegiati rispetto ad altri, ed hanno più probabilità di riuscita.

La Chiesa cerca di elevare il loro livello per uno sviluppo umano, sociale e professionale.
Il Carmelitano secolare in Maurizio si pone in ascolto di tutta questa disgrazia, e si avvicina ad ogni emarginato, dovunque si incontri, accettandolo, cercando di capirlo, e offrendo generosamente il suo aiuto, donando un appoggio morale, tecnico e finanziario, se ne ha la possibilità a sua volta. In caso contrario si fa portavoce della sua situazione presso le istituzioni create a tale scopo.
Il carmelitano secolare da prova di grande pazienza e di carità nei riguardi dell’emarginato, invitandolo a prendere in mano il proprio destino, per giungere ad essere una persona ferma e responsabile.

Giornata di ascolto.
Un giorno di ascolto è stato organizzato nel mese di dicembre del 1999, per permettere ad ogni persona che avesse dei problemi di essere ascoltata e aiutata grazie alla disponibilità dei membri dell’Ordine secolare.

Il livello spirituale.
Il carmelitano secolare si serve dei mezzi riconosciuti dalla Chiesa per evangelizzare i propri fratelli e sorelle emarginati. Per esempio: il rosario meditato, la traduzione della Bibbia nella lingua locale (il creolo), per una maggior diffusione della Parola di Dio.
Insegna all’emarginato ad approfondire la Parola di Dio e gli chiede di trasmettere tali valori ai suoi fratelli e sorelle.
Il carmelitano secolare nell’incontro con le altre religioni.
Il dialogo interreligioso.
Per riprendere le parole stesse di sua santità il papa Giovanni Paolo II nella sua Esortazione Apostolica post sinodale Vita Consecrata, n. 102 :
“Dal momento che il dialogo interreligioso fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa, gli Istituti di Vita consacrata non possono esimersi dall’impegnarsi anche in questo campo, ciascuno secondo il proprio carisma e seguendo le indicazioni dell’autorità ecclesiastica”.
Il mio umile punto di vista è che il carmelitano secolare, come ogni consacrato, ha un compito importante da svolgere nel dialogo interreligioso. Tale missione è maggiormente interessante per il carmelitano/a secolare in Maurizio, per il fatto stesso che si trova in un’isola, gomito a gomito con le altre religioni: Induismo , Islamismo e Buddismo.
Il suo atteggiamento di apertura, tolleranza, rispetto, il suo sincero desiderio di incontrare l’altro in ciò che crede, nelle sue abitudini, nei riti propri della sua religione, fa’ del carmelitano secolare un testimone credibile dello spirito dell’ecumenismo desiderato dalla Chiesa cattolica.
Con il fratello che ha una fede diversa dalla sua, il carmelitano secolare deve trovare un campo di azione comune in cui promuovere la dignità della persona, la ricerca di strumenti comuni per alleviare la sofferenza fisica lì dove la si incontri, per la salvaguardia della pace, per il riconoscimento della dignità della donna, spesso considerata ancora come un cittadino di secondo ordine.
Senza dubbio ci si dovrebbe augurare che il carmelitano secolare sia formato debitamente prima di intraprendere delle iniziative; esse devono in ogni caso avere l’approvazione dell’Ordine del Carmelo e portare nel quotidiano delle attività religiose le convinzioni profonde della nostra Chiesa, alle quali ovviamente devono essere ancorate le sue.
L’Ordine secolare, un progetto in costruzione

L’Ordine secolare in Maurizio ha un suo progetto per il futuro, un progetto che è attualmente in fase di elaborazione e che permetterà ai carmelitani secolari di essere agenti di spiritualità e di sviluppo. Ci sono infatti legami profondi fra l’evangelizzazione e lo sviluppo, promozione umana e libertà. Ogni battezzato in Maurizio sarà invitato a parteciparvi.
Il progetto lavorerà per l’integrazione dei più poveri e dei più indifesi in seno alla Chiesa e alla società. La lingua creola, l’unica capita in tutta l’isola, sarà lo strumento per realizzare tale missione. I misteri del rosario verranno tradotti in creolo, dal momento che il rosario è considerato la “Bibbia dei poveri” e un “vangelo abbreviato”.
A questo scopo saranno messi a disposizione del carmelitani secolari alcuni mezzi per la diffusione e per un aiuto più efficace per i poveri:
1. audiovisivi
2. figurine
3. films
4. cassette audio e videocassette
5. teatro
Il carmelitano secolare si propone di recarsi in visita delle famiglie per incontrarle meglio e prendere coscienza dei loro problemi, per apportare il necessario aiuto.
Il carmelitano secolare formerà altri volontari per l’apostolato. Si impegnerà ad offrire un aiuto spirituale e a organizzare con il sacerdote della parrocchia ritiri, serate di preghiera e di dialogo.
Sul piano pratico verrà costituita una Cassa di Risparmio per i poveri, in modo che possano ottenere quei mutui che non possono ottenere presso le istituzioni bancarie per mancanza di garanzie.
CONCLUSIONE

Cari fratelli e sorelle dell’Ordine secolare, vi ringrazio per l’ascolto. Alla scuola dei santi del Carmelo il carmelitano secolare è chiamato/a a dare la propria testimonianza di fede e di amore in questo nostro mondo lacerato.
Auguriamoci di poterci arrivare, mettendo in pratica la frase “chiave” del nostro santo padre Giovanni della Croce: “dove non c’è amore metti amore e ne ricaverai amore”.

Marie Claire Icery, OCDS
 
  I CARMELITANI SECOLARI E L’APOSTOLATO DELL’ORDINE - P. Aloysius Deeney, OCD
Non è mio compito presentare le teorie o i principi della spiritualità carmelitana o la teologia della Chiesa sul ruolo dei laici. Questo è già stato svolto dai conferenzieri che hanno parlato prima di me e nel 1° Congresso Internazionale di Roma, nel 1996. Il fine della mia esposizione è quello di presentare alcuni aspetti pratici di questi principi, e proporre delle possibilità per una nuova visione dell’Ordine secolare, in modo che questa prospettiva possa in seguito esprimersi anche in forma di legislazione per l’OCDS.
Mi piacerebbe iniziare citando la nostra Santa Madre, Teresa di Gesù, e un sacerdote anglicano, molto devoto della spiritualità teresiano-sanjuanista.
Nelle Settime Mansioni Santa Teresa scrive: “Questo è il fine dell’orazione, figlie mie, a questo tende il matrimonio spirituale: a produrre opere ed opere” (7M 4,6).
Truman Dicken, sacerdote anglicano, ha scritto un libro nel 1967 il cui intento si legge nella prefazione. Egli scriveva che aveva voluto questo libro, intitolato “Il crogiuolo d’amore”, come sintesi della spiritualità teresiana e sanjuanista, ma che non fosse solo una dissertazione teorica in più sulla vita spirituale, bensì una contributo pratico ai “problemi più urgenti del nostro tempo: insegnare alla gente a pregare”.
Teniamo a mente questi pensieri: S. Teresa afferma che il fine dell’orazione è che nascano opere buone, Truman Dicken dice che il problema più urgente è insegnare a tutti a pregare.

PROPOSTE PER UNA REVISIONE DELLA “REGOLA DI VITA”

Il carisma teresiano nella “Regola di Vita”
Alcune note preliminari di chiarimento: E’ necessario riconoscere che il carisma teresiano si vive in tre stili di vita distinti. Quali sono? Il modo di vivere dei frati, delle monache e dei laici, che per il loro impegno ecclesiale formano un unico Ordine, conosciuto come Carmelitani Scalzi. Il carisma Teresiano è dunque uno solo, distinto per lo stile di vita con il quale viene vissuto da ciascuno dei suoi rami.
La vocazione dei frati è contemplativa, mendicante e apostolica. Mendicante perché i frati sono obbligati a vivere in comunità che formano parte di una Provincia, ma non sono obbligati a rimanere in un convento specifico. Possono essere spostati all’interno di una Provincia o anche in un’altra, per svariate ragioni. Sono poi apostolici perché esercitano il loro ministero al servizio della Chiesa. I frati che ricevono il Sacramento dell’Ordine sono obbligati ad esercitare il loro ministero sacramentale e a predicare la Parola.
La vocazione delle monache è contemplativa, monastica e claustrale, e dal chiostro esercitano il loro apostolato. Il loro stile di vita è monastica in quanto si impegnano per tutta la vita con un singolo monastero. Non sono trasferite altrove salvo rari casi, o per compiere una nuova fondazione. Sono di clausura in quanto sono obbligate dalla legge della Chiesa ad osservare la clausura papale. L’apostolato specifico delle monache consiste nel servizio dell’orazione per la Chiesa.
La vocazione del secolare è contemplativa, laica e apostolica. E’ laico in quanto chiamato a vivere nel mondo, nella comunità della propria famiglia o nello stato di celibato, ed è chiamato a fare comunità con altri laici che hanno la medesima vocazione carmelitana. E’ apostolico, come hanno sottolineato il Concilio Vaticano II e il papa Giovanni Paolo II, nei documenti Apostolicam Actuositatem e Christifideles Laici. La vocazione ad essere carmelitano approfondisce e indirizza la chiamata verso la santità personale in maniera che tale santità sia il mezzo per esercitare un servizio apostolico nel mondo.
Monache, frati e secolari hanno tutti una vocazione comune: lo sforzo nella santificazione personale attraverso la tradizione carismatica di Teresa di Gesù e Giovanni della Croce. Questa santificazione personale si converte in fonte di grazie e di doni per la Chiesa, base del servizio apostolico. Il servizio apostolico è frutto della santificazione personale. Senza questo, l’impegno di frati, monache e secolari sono frustrati. Quello che abbiamo in comune è lo stile di vita nel quale si realizza tale santificazione. Una identificazione possibile del carisma teresiano potrebbe essere la seguente: Ispirati dalla vita e dall’insegnamento di Santa Teresa di Gesù, cercare il volto di Dio per essere al servizio della Chiesa e del mondo.

E’ necessario distinguere bene tra contemplazione e monastero.
Un errore comune è pensare che le monache siano vere carmelitane perché sono in clausura, mentre il resto di noi facciamo del nostro meglio per imitarle, anche se in modo meno stretto. Questo non è vero. Il carisma teresiano è ecclesiale. Teresa, Giovanni e Therese sono Dottori della Chiesa universale perché i loro insegnamenti sono per la Chiesa universale, e non sono limitati al mondo della clausura. Le monache non sono l’imitazione dei frati o dei secolari, i frati non sono l’imitazione delle monache o dei secolari, e i secolari non sono l’imitazione né dei frati né delle monache. La grazia della nostra vocazione è essere carmelitano/a, in qualunque modo.
In forma più ampia e con il proposito di fare questa distinzione, vorrei azzardarmi a dire che le persone che più si rinchiudono nella clausura stanno ancora aspettando la grazia della contemplazione, e che la gran maggioranza dei contemplativi non vivono in clausura. Tutti i Carmelitani in qualsiasi forma di vita o stato vocazionale, sono chiamati a “meditare la legge del Signore giorno e notte”. E’ una responsabilità imposta dal nostro carisma, ma la cosa più importante è che essa nasce dalle responsabilità interiori della nostra vocazione. Direi che tale necessità di “meditare giorno e notte la legge del Signore” è proprio ciò che ci ha attirati al Carmelo. La clausura delle monache è un requisito posto dalla Chiesa per proteggere il loro stile di vita, nel quale le monache perfezionano la loro risposta alla chiamata del Signore.

Dio ha uno scopo quando ci chiama a questa vocazione.
Gli scritti di santa Teresa ed altri autori carmelitani confermano che Dio ha uno scopo quando ci chiama a questa meditazione. E le intenzioni di Dio ci distolgono da noi stessi, portandoci al di là delle nostre intenzioni. Nel discernimento di una vocazione nella Chiesa e nell’Ordine, ci troviamo sempre di fronte a due domande, alle quali bisogna rispondere. La prima è “perché vuoi essere carmelitano?” Ognuno di noi, frati, monache e secolari, ha la sua risposta personale. Le seconda domanda è “perché Dio vuole che io sia carmelitano?” La risposta viene dalla comprensione degli insegnamenti della Chiesa nei differenti stati di vita dei battezzati. Applicando ciò alla vocazione del secolare, l’identità dei laici nella Chiesa e la comprensione dell’Ordine sul posto del laico in questa famiglia religiosa deve risultare chiara. La risposta alla seconda domanda non è né personale né individuale, bensì istituzionale, nel senso che essa proviene dal di fuori. La risposta viene dall’Ordine. Questa seconda domanda, unitamente alla risposta, purifica le nostre motivazioni personali e le perfeziona per renderle conformi alla volontà di Dio. E’ un processo che dura tutta la vita.

La chiamata della Chiesa.
Con l’intenzione dio saper leggere meglio il carisma teresiano nel contesto delle necessità della Chiesa e del mondo nel secolo XXI, penso che sarebbe di aiuto citare la chiamata della Chiesa così come espressa dal Sinodo dei Laici e nel documento post-sinodale Christifideles Laici. Ci sono tre testi specifici che ci possono aiutare.
Il primo è una definizione del termine “carisma”. “Straordinari o semplici e umili, i carismi sono grazie dello Spirito Santo che hanno, direttamente o indirettamente, un’utilità ecclesiale, ordinati come sono all’edificazione della chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo” (CL 24). Se la nostra vocazione come Carmelitani è un vero carisma dello Spirito Santo, e lo è e la Chiesa lo riconosce come tale, allora possiamo chiederci come in concreto il nostro carisma possa essere utile per “costruire la Chiesa, il benessere dell’umanità e le necessità del mondo”. E dobbiamo esprimere la nostra risposta a questa domanda nella nostra legislazione.
Il secondo testo è un riferimento specifico a quel gruppo di laici giuridicamente identificati come famiglie religiose. “In questi ultimi tempi il fenomeno dell’aggregarsi dei laici tra loro è venuto ad assumere caratteri di particolare varietà e vivacità. Se sempre nella storia della chiesa l’aggregarsi dei fedeli ha rappresentato in qualche modo una linea costante, come testimoniano sino ad oggi le varie confraternite, i terzi ordini e i diversi sodalizi, esso ha però ricevuto uno speciale impulso nei tempi moderni, che hanno visto il nascere e il diffondersi di molteplici forme aggregative: associazioni, gruppi, comunità, movimenti. Possiamo parlare di una nuova stagione aggregativa dei fedeli laici. Infatti accanto all’associazionismo tradizionale, e talvolta alle sue stesse radici, sono germogliati movimenti e sodalizi nuovi, con fisionomia e finalità specifiche: tanta è la ricchezza e la versatilità delle risorse che lo Spirito alimenta nel tessuto ecclesiale, e tanta è pure la capacità di iniziativa e la generosità del nostro laicato” (CL 29).
Il santo Padre dice che “nel nostro tempo questi gruppi di laici hanno ricevuto uno stimolo speciale”. Qual è lo stimolo speciale del nostro tempo per l’OCDS di Nostra Signora del Monte Carmelo e di Santa Teresa di Gesù? Credo che lo stimolo speciale sia il problema pastorale al quale Truman Dicken si riferiva, e la responsabilità dei laici come appare dal Concilio e dalla CL per prendere parte alla evangelizzazione del mondo. Il mondo ha bisogno di quanto il Carmelo può offrire e questi ha la responsabilità di trasmettere il proprio messaggio al mondo. Sono passati ormai i giorni in cui si lasciava fare tutto al sacerdote, come molti di voi già sanno. Ogni vocazione porta con sé una responsabilità. Essere un carmelitano non è un passatempo spirituale, è una responsabilità spirituale.

La terza citazione è molto importante in quanto esprime chiaramente ciò che si aspetta la Chiesa dalla collaborazione con i gruppi laicali:

“La necessità di alcuni chiari e precisi criteri di discernimento e di riconoscimento delle Associazioni laicali, chiamati anche “criteri di ecclesialità”, è qualcosa che si comprende sempre nella prospettiva della comunione e missione della Chiesa e, pertanto, non in contrasto con la libertà di associazione.
Come criteri fondamentali per il discernimento di ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici nella Chiesa si possono considerare, in modo unitario, i seguenti:

- il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, manifestata “nei frutti della grazia che lo Spirito Santo produce nei fedeli”, come crescita verso la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità. In questo senso ogni e qualsiasi aggregazione di fedeli laici è chiamata ad essere – ogni volta di più – strumento di santità nella Chiesa, favorendo ed incoraggiando “una più intima unità tra la vita pratica dei membri e la loro fede”.

- La responsabilità di confessare la fede cattolica, accogliendo e proclamando la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo, in obbedienza al Magistero della Chiesa, che la interpreta autenticamente. Per questo ogni aggregazione di fedeli laici dev’essere luogo di annuncio e di proposta della fede e di educazione ad essa nel suo integrale contenuto.

- La testimonianza di una salda e convinta comunione, in relazione filiale con il papa, centro perpetuo e visibile dell’unità della Chiesa universale, e con il Vescovo, “principio visibile e fondamento dell’unità” della Chiesa particolare, e nella “stima vicendevole tra tutte le forme di apostolato nella Chiesa”.
La comunione con il Papa e con il Vescovo chiamata ad esprimersi nella leale disponibilità ad accogliere i loro insegnamenti dottrinali e i loro orientamenti pastorali. La comunione ecclesiale esige, inoltre, il riconoscimento della legittima pluralità delle diverse forme aggregative di fedeli laici nella Chiesa e, allo stesso tempo, la disponibilità alla loro reciproca collaborazione.

- La conformità e la partecipazione al “fine apostolico della Chiesa”, ossia “l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza, in modo che riescano a permeare di spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti”.
In questa prospettiva, da tutte le forme aggregative di fedeli laici, e da ciascuna di esse, è richiesto uno slancio missionario che le renda sempre più, soggetti di una nuova evangelizzazione.

- L’impegno di una presenza nella società umana che, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, si metta al servizio della dignità integrale dell’uomo. In tal senso, le aggregazioni dei fedeli laici devono diventare correnti vive di partecipazione e di solidarietà per costruire condizioni più giuste e fraterne all’interno della società.

I criteri fondamentali ora esposti trovano la loro verifica nei frutti concreti che accompagnano la vita e le opere delle diverse forme associative quali: il rinnovato gusto per la preghiera, la contemplazione, la vita liturgica e sacramentale; l’animazione per il fiorire di vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio ministeriale e alla vita consacrata; la disponibilità a partecipare ai programmi e alle attività della Chiesa, sia a livello locale come a livello nazionale o internazionale; l’impegno catechetico e la capacità pedagogica nel formare i cristiani; l’impulso a una presenza cristiana nei diversi ambienti della vita sociale e la creazione e animazione di opere caritative, culturali e spirituali; lo spirito di distacco e di povertà evangelica per una più generosa carità verso tutti; la conversione alla vita cristiana o il ritorno alla comunione di battezzati “lontani”. (CL 30).

Possiamo dire che i primi tre criteri sono ben collocati nella struttura dell’Ordine secolare, mentre quelli che necessitano di trovare una migliore espressione nella Regola di Vita sono gli ultimi due. Il centro di questi principi di ecclesialità non è l’apostolo individuale, bensì l’apostolato di gruppo o di comunità. L’idea espressa molte volte nella Christifideles Laici è la partecipazione del gruppo alla nuova evangelizzazione. Prima del Concilio e prima dei cambiamenti nel mondo e nella Chiesa degli ultimi 30 anni, la partecipazione dei fedeli laici all’apostolato della Chiesa era generalmente inteso come ausiliare rispetto all’apostolato portato avanti dal clero e dai religiosi. Con il Concilio, e soprattutto con la CL, il soffio dello Spirito Santo ha messo maggiormente in risalto la necessità di una partecipazione più concreta dei gruppi di laici, in collaborazione con le strutture della Chiesa, nella evangelizzazione del mondo. Applicando questo principio al Carmelo e all’OCDS, c’è bisogno di una maggior collaborazione nell’apostolato del carisma della spiritualità. Ogni vocazione è ecclesiale – nella Chiesa e per il bene di tutta la Chiesa. Si voi avete ricevuto la grazia della vocazione al Carmelo, è solo per poter donare ciò che avete ricevuto. I vostri figli, i vostri genitori, fratelli e sorelle, i vostri vicini di casa, i vostri colleghi di lavoro, i vostri concittadini hanno bisogno di ciò che avete ricevuto. E ripeto, nuovamente, la domanda non è rivolta a voi come individui, bensì alle vostre comunità o fraternità. “Cosa può fare la nostra comunità in quanto carmelitana a condividere con la Chiesa e con il mondo la spiritualità di santa Teresa e di san Giovanni della Croce”?

Punti specifici di revisione
Guardare la Regola di Vita così com’è attualmente, fare osservazioni a riguardo, discutere come migliorarla, non vuol dire fare apprezzamenti negativi sul suo contenuto. E’ solamente un procedimento per valutare quanto si potrebbe inserire per fare in modo che esprima quello che è la vocazione.

Regola, Costituzioni, Norme o Statuti?
Il primo punto di revisione è il titolo stesso di Regola. Nella storia della spiritualità, la parola “Regola” è stata riservata nella maggioranza dei casi per indicare l’ispirazione originale delle grandi tradizioni spirituali delle famiglie religiose nella Chiesa. Generalmente le Regole sono, in Occidente, quelle di san Benedetto, di san Francesco, di sant’Agostino e di sant’Alberto. Quella di san Basilio appartiene alla Chiesa orientale. Queste Regole sono approvate dalla Chiesa. L’intera famiglia del Carmelo ha una sola Regola, quella di sant’Alberto, e dicendo “la famiglia intera del Carmelo” intendo dire i frati, le monache, gli Istituti affiliati, siano essi religiosi o secolari. Oltre alla Regola di Sant’Alberto, per chiarimento ed applicazione, tutti abbiamo le Costituzioni e/o Norme che accompagnano la Regola. L’unico gruppo di Carmelitani che ha una Regola diversa da quella di Sant’Alberto è l’OCDS. Mi piacerebbe proporre che l’Ordine Secolare si unisse al resto dell’Ordine nell’uso della parola “Regola” indicando la Regola di sant’Alberto, e al posto della parola Regola per designare la legislazione propria dell’OCDS usare invece “Norme per i Secolari Carmelitani”. Credo che questo aiuterebbe tutti ad unirci sotto una sola Regola.
Ora segue un elenco di domande su vari temi, il cui scopo è il chiarimento di alcuni punti:

Domande per la discussione di gruppo

Domande Generali

1. Cos’è l’Ordine Secolare?
2. Come si discerne la vocazione all’Ordine Secolare? Quali sono i criteri?
3. Qual’è la relazione (carismatica e giuridica) dell’OCDS con le altre parti dell’Ordine?
4. Quali sono le responsabilità di tale vocazione?

Vorrei che ricordaste almeno questo, tra tutto quello che vi ho detto: essere carmelitano secolare non è un privilegio, bensì una responsabilità.

Struttura dell’OCDS

1. Chi è responsabile della struttura e della condizione dell’Ordine Secolare?
2. Come viene portata avanti questa responsabilità?
3. Per un buon funzionamento dell’OCDS quali strutture locali, nazionali ed internazionali sono necessarie? Come possiamo esprimere tali strutture nella nostra legislazione?
4. Che tipo di relazione esiste tra il Segretariato Generale e i Segretariati Provinciali? Che tipo di comunicazione? Quale appoggio economico?

Discernimento e formazione

Vorrei iniziare dalla Christifideles Laici.
“Nell’opera formativa alcune convinzioni si rivelano particolarmente necessarie e feconde. La convinzione anzitutto che non si dà formazione vera ed efficace se ciascuno non si assume e non sviluppa da se stesso la responsabilità della formazione: questa, infatti, si configura essenzialmente come ‘auto-formazione’.
La convinzione, inoltre, che ognuno di noi è il termine e insieme il principio della formazione: più veniamo formati e più sentiamo l’esigenza di proseguire e approfondire tale formazione, come pure più veniamo formati e più ci rendiamo capaci di formare gli altri.
Di singolare importanza è la coscienza che l’opera formativa, mentre ricorre con intelligenza ai mezzi e ai metodi delle scienze umane, è tanto più efficace quanto più è disponibile all’azione di Dio: solo il tralcio che non teme di lasciarsi potare dal vignaiolo produce più frutto per sé e per gli altri” (CL 63).
Non temete di lasciarvi potare.

1. Come aiuta il programma formativo nel discernimento della vocazione di un carmelitano secolare?
2. Quali Circoscrizioni dell’Ordine hanno un programma formativo stabilito? Il programma formativo include un insegnamento adeguato della identità e della parte dei laici, quali sono espressi nella Apostolicam Actuositatem del Vaticano II e nella Christifideles Laici di Giovanni Paolo II?
3. Qual’è lo scopo delle varie Confraternite di laici associati (N.S. del Carmine, del Bambino Gesù di Praga, di santa Teresa del Bambino Gesù)?
4. Quali persone dovrebbero essere dirette verso queste Confraternite?

Apostolato e Servizio

1. Accettando la chiamata della Chiesa espressa da Giovanni Paolo II nella Christifideles Laici con i criteri della ecclesialità (CL 30), cosa esige tale chiamata all’Ordine secolare?
2. Uno per uno, come potremmo esprimere nella legislazione OCDS i cinque criteri fondamentali di ecclesialità?
3. Il primo tra i frutti concreti offerti dal n. 30 della CL è il “rinnovato gusto per la preghiera, la contemplazione, la vita liturgica e sacramentale”. Che tipo di servizio possono offrire le comunità dell’Ordine Secolare alla Chiesa e al mondo per rendere concreti tali frutti?

Conclusione
Non siamo qui per discutere le teorie della teologia del laico nella Chiesa. Siamo qui per scoprire come esprimere nella nostra legislazione le ricchezze e le responsabilità del carisma di quei laici che sono stati chiamati a vivere la spiritualità di santa Teresa di Gesù al servizio della Chiesa.
Un elemento del carisma teresiano è quello “eremitico”, un altro è quello “contemplativo”, un altro ancora è il “servizio”, un altro la “comunità”, un altro quello “mariano”. Per favore non professate uno o due di questi elementi escludendo gli altri!
Gilbert Chesterton, cronista cattolico inglese, descrisse un eretico come “colui che ha solo un parte della verità, però pensa di averla tutta intera”.
La vostra vocazione è ricca, ed è anche una responsabilità. Scoprirete la pienezza della sua ricchezza solo nella misura in cui vivrete la vostra responsabilità.



p. Aloysius Deeney OCD
 

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